Bufera sui mercati, Obama accusa la Ue

di Andrea Di Stefano wMILANO Prima le dichiarazioni bomba del commissario Olii Rehn. Poi i dati macro degli Stati Uniti sui quali, ha detto Obama, «spirano forti venti contrari» dall'Eurozona. La crisi europea, ha spiegato senza mezzi termini il presidente Usa, sta avendo un impatto mondiale e getta un'ombra sull'economia americana. Ma è il permanente clima di incertezza sugli strumenti realmente disponibili per tamponare la crisi delle banche spagnole ad assestare un nuovo duro colpo ai mercati borsistici che hanno chiuso una delle peggiori settimane degli ultimi mesi toccando, in molte piazze, i minimi dalla primavera del 2009. Alla fine meno pesante è stata invece la seduta per i debiti sovrani: lo spread tra il BTp e il Bund ha chiuso la settimana in calo a 454 punti base dai 467 di giovedì, mentre il differenziale della Spagna è restato stabile intorno ai 530 punti (529) col tasso sui Bonos al 6,45% in un panorama di permanente debolezza dell'Euro a 1,2388 nei confronti del dollaro e di flessione del petrolio, che anche ieri ha toccato 84 dollari al barile, certificando quanto gli operatori abbiano timore degli effetti della crisi. Il commissario agli affari monetari ha detto ad Helsinki che «alla luce di ciò che sta succedendo e con l'attuale struttura, l'Eurozona corre il rischio concreto di disintegrarsi». Una possibile tattica per aumentare il pressing sui leader europei a stringere un accordo in vista del vertice di fine giugno: «andiamo - ha aggiunto Rehn - o verso un deterioramento dell'area euro, o verso il graduale rafforzamento dell'Unione». Parole che hanno letteralmente azzerato il risultato del referendum irlandese sui mercati trascinati in rosso dai dati sulla disoccupazione negli Stati Uniti. Il tonfo più pesante ieri l'ha registrato Francoforte (-3,42%) seguita da Parigi (-2,21%), Londra (-1,14%) e Milano (-1,04%) che ha toccato i minimi dal marzo 2009. Le aperture negative si sono pesantemente aggravate con la partenza in flessione di Wall Street che a metà seduta si manteneva in forte calo, schiacciata dalla delusione per il dato sul lavoro di maggio, nettamente inferiore alle stime. I titoli principali sono tutti in ribasso e il listino ha azzerato i guadagni per il 2012. Il Dow Jones arretrava dell'1,80% e il Nasdaq era in calo del 2,21%. Ovviamente ininfluenti anche le parole del premier Monti: «Stiamo facendo le cose giuste» e «a me sembra chiaro che l'Italia ce la farà e ce la stia facendo», ha sottolineato il presidente del Consiglio. A conferma del buon andamento dei conti italiani è arrivato dal dato del fabbisogno del settore statale che a maggio è stato pari a 4,3 miliardi di euro, in calo rispetto allo stesso mese del 2011 in cui si registrò un fabbisogno di 5,1 miliardi. Nei primi cinque mesi del 2012 si è realizzato complessivamente un fabbisogno di 35,1 miliardi, a fronte di un fabbisogno del 2011 di 44,9 miliardi. La prossima settimana sarà molto delicata per la crisi dell'euro: lunedì il presidente della Commissione vola a Berlino per incontrare la cancelliera tedesca Angela Merkel per un incontro fondamentale volto ad affrontare il progetto di una unione bancaria, richiesta a gran voce o sognata da una serie crescente di governi (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Belgio) mentre e' attesa una decisione sul salvataggio delle banche iberiche, forse con l'intervento del Fmi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA