Il rischio Grecia e l'Iran fanno tremare le Borse

di Andrea Di Stefano wMILANO La tensione sulle adesioni all'accordo con i creditori privati della Grecia e l'infiammarsi dello scontro con l'Iran hanno affossato le Borse e fatto risalire gli spread mentre si diffondono i timori sull'economia mondiale. L'indice Stoxx 600, nel quale sono contenuti i principali titoli del Vecchio continente, ha ceduto il 2,67%, che equivale a 188 miliardi di euro di capitalizzazione bruciati. Piazza Affari ha lasciato sul terreno il 3,39%, e ha perso da sola 12,9 miliardi di capitalizzazione, ma Francoforte (-3,4%) e Parigi (-3,58%) hanno fatto anche peggio. Ieri sera viaggiava in deciso calo anche Wall Street con il Dow Jones in flessione dell'1,55% mentre lo S&P 500 perdeva l'1,55% e il tecnologico Nasdaq arretrava dell'1,41% in una flessione che molti imputano a vendite per prese di beneficio di chi vende dopo la galoppata da inizio anno (Milano anche dopo il calo di ieri registra un +7,4%). La causa principale è sicuramente quella iraniana: gli occidentali hanno alzato la voce con Teheran e solo in serata il regime ha mostrato una piccola apertura concedendo l'accesso dei tecnici dell'Agenzia ai reattori nucleari. Il petrolio in serata a Wall Street mostrava, quindi, qualche piccolo segnale di cedimento a 105 dollari al barile. Grande caos e scambio di reciproci comunicati terroristici sull'adesione dei privati all'accordo con la Grecia sullo swap. Ieri secondo le indiscrezioni circolate negli ambienti finanziari aveva aderito solo il 30% dei creditori e Atene ha ribadito che l'intesa, indispensabile per evitare il default, deve raggiungere il 90% di consensi entro le 21 di giovedì 8. Immediata la controreplica dell'IIF, la federazione internazionale delle banche: un default incontrollato della Grecia può costare all'economia internazionale oltre mille miliardi di euro e potrebbero servire aiuti internazionali a Italia e Spagna. Per l'IIF «è difficile sommare tutte le eventuali passività con precisione, anche se è difficile pensare come non possano superare i mille miliardi». Un braccio di ferro che non poteva non avere ripercussioni negative sugli spread. Il differenziale tra BTp e Bund tedeschi è risalito ieri a 329 punti, dopo aver sfiorato quota 300, ma si conferma il sorpasso nei confronti della Spagna iniziato lunedì: i Bonos iberici hanno chiuso la giornata a 335 punti e sono sempre rimasti sopra i BTp. La tendenza delle ultime settimane è piuttosto chiara: la distanza nei confronti del Bund tedesco, si è progressivamente ridotta, ma l'atteggiamento del mercato verso i due Paesi è mutato in modo radicale e gli sguardi più critici si sono spostati verso la penisola iberica soprattutto dopo la constatazione che il deficit di Madrid è fuori controllo (-5,8%) e il governo di Rajoy sarà costretto ad pesantissima manovra aggiuntiva in una situazione economica molto pericolosa con recessione e disoccupazione galoppante. Proprio ieri Eurostat ha rivisto al ribasso la crescita del Pil nel 2011 nell'Eurozona: +1,4% nella seconda stima pubblicata ieri, un decimo di punto in meno rispetto al +1,5% della prima stima. Nella Ue a 27 la crescita è indicata in +1,5%.