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SUZZARA
La convivenza
con gli stranieri

Sono convinto che siano pochi i suzzaresi che non condividano quanto espresso pubblicamente da Massimo Barbi. Al di là dell'idea politica gli ultimi avvenimenti hanno sollevato, se mai ce ne fosse bisogno, un problema che sta uscendo in modo grave. Suzzara non è certamente una città razzista ma rischia di diventarlo se non ci si rimbocca le maniche.
E' vero che l'amministrazione deve prendere urgenti provvedimenti, ma è altrettanto vero che ognuno di noi deve fare la propria parte, perchè è facile stare con le mani in mano ad aspettare che gli altri facciano per poi lamentarsi. Si dice che la nostalgia è sinonimo di vecchiaia, allora ammetto di essere vecchio se ho nostalgia di non molti anni fa quando piazza Garibaldi nelle serate estive era sempre piena di gente che stentava a trovare un posto per potersi sedere ad un tavolino davanti ai bar. Quelli erano momenti di vera socializzazione e relax. Poi qualcosa si è rotto o forse è meglio dire che è stato rotto, cosi ora il risultato è sotto gli occhi di tutti. Se ci sono questi problemi è perchè l'allontanamento della gente ha favorito l'impossessamento degli spazi da parte degli extracomunitari che ne fanno quello che vogliono. Sono deluso dei miei concittadini che subiscono e basta. Anch'io mi prendo le mie colpe perchè spesso sono passivo ma ora credo che la misura sia colma, quindi mettiamoci subito ad un tavolo e tutti insieme mettiamo nero su bianco anche se ci sono da fare sacrifici economici la nuova amministrazione dia un segnale per quel cambiamento tanto sbandierato. Diamo un nuovo look alla piazza, mettiamo a confronto commercianti e baristi. Chissà che finalmente si approdi a qualche cosa. E' chiaro però come dicevo che si deve essere pronti a qualche rinuncia personale. La sicurezza della nostra città passa anche da questo e con coraggio segnaliamo senza timori tutto quanto non va agli uffici competenti. Extra comunitari e cittadini nostrani avranno vita dura.
Roberto Mondini
ELEZIONI
Nel buio politico
la luce di Artes

Da un po' di tempo a questa parte, mesi, pare che la politica abbia deciso che la parola d'ordine su cui basare le proprie campagne elettorali sia ricambio generazionale. Questa formula magica, che dovrebbe garantire un afflusso generoso di menti ed idee nuove verso una classe politica a dir poco stantia, viene ormai per lo più abusata. I giovani vengono sventolati come bandiere di battaglia, messi in mostra in numero sempre più consistente, spesso imbeccati e mandati allo sbaraglio come pedoni su una scacchiera ma, solo raramente, ascoltati.
A Mantova, città vecchia per eccellenza, le iniziative nate per ascoltare i bisogni e le proposte di giovani e ragazzi si sono potute contare sulle dita di una mano.
Qualcuno forse si aspetta che gruppi autonomi di giovani emergano quasi miracolosamente in prossimità delle elezioni e, sospetto, che questa attesa altro non sia che quella del predatore che, da una parte politica o dall'altra, salterà fuori all'improvviso solo quando la preda, che in questo caso sarà una lista di giovani con un poco di consenso, sarà abbastanza grassa da costituire un buon pasto scambiato con poche promesse.
Personalmente, da trentenne, ho trovato costruttivo l'esperimento di Artes. E con costruttivo intendo proprio dire che molti giovani, appartenenti a schieramenti politici diversi o completamente privi di esperienza politica, hanno potuto far proprio uno spazio, fisico e mediatico, nel quale parlare, discutere, crescere, confrontarsi e, appunto, costruire proposte per contribuire ad evitare che Mantova muoia sotto i colpi di amministrazioni sonnecchianti, che sembrano poco interessate alla città che verrà oltre il loro pensionamento. Spazi come questo, però, sono difficili da ottenere in una città come Mantova e, a questo punto, sembra inevitabile che vi sia ancora bisogno di contare sulla collaborazione di qualcuno dei politici di lunga data per decidere di costruire iniziative di questo tipo e perché esse non vengano dimenticate. Qualcuno che non veda di buon occhio la morte della nostra città o che creda davvero di poter raccogliere idee valide da chi la città la vive ogni giorno, senza fare i conti degli scranni in consiglio comunale ed al di fuori delle logiche di partito. Fortunatamente, quindi, qualcuno che ha dato spazio ai giovani, prima ancora di promettere il cambiamento, c'è stato.
Sarebbe interessante che da ogni parte arrivasse lo sprone per i giovani affinchè condividessero le loro idee e se ne facessero portatori in prima persona.
Per ora Artes resta il primo segnale di luce nel buio under 40 della coscienza civica di questa città.
Addormentata fino ad ora ma, nella mente di chi è libero di pensare ad un futuro prossimo con ottimismo, con grandi potenzialità da sviluppare.
Marco Giulio Camurri

IMPRESE
Quel decreto
della Rsi...

Mi sembra opportuno ricordare, dato che oggi, dopo 65 anni, se ne torna a parlare, che un decreto legislativo sulla socializzazione delle imprese fu emanato nel corso della Repubblica Sociale italiana il 12 novembre del 1944 già preannunciato del resto nel manifesto di Verona del novembre del 43.
Diverse grandi industrie furono effettivamente socializzate nei primi mesi del 45.
Tale decreto fu abolito dal Comitato di Liberazione nazionale il 25 aprile del 45 «considerati gli obiettivi antinazionali dello stesso» (fonte Concerto a sei voci di Giulio Andreotti a pag. 126 Boroli Editore 2007).
I padri costituenti reintrodussero lo spirito della socializzazione con la «cogestione delle imprese da parte dei lavoratori» nell'art. 46 della nostra Costituente.
Comunque tale articolo è rimasto lettera morta almeno fino ad oggi.
Forse ce se ne ricorda solo ora dato il precipitare della situazione sociale italiana.
Ferruccio Rapetti