Edicolante ucciso, via al processo

Prende il via domani il processo davanti alla Corte d'Assise per l'omicidio di Lauro Vaccari, l'edicolante 67enne massacrato di botte il 26 gennaio di quattro anni fa nella sua casa, a Dossi di Sabbioneta. É la seconda assise dall'inizio dell'anno che vede vuota la gabbia dell'imputato. Zraidi Abdel Krim, il marocchino di 26 anni accusato di omicidio aggravato da rapina, è libero in Marocco. Sulla sua colpevolezza pochi dubbi: le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo lo hanno inchiodato con l'aiuto del Ris, che ha isolato il suo Dna sulle tracce biologiche trovate nell'appartamento dell'edicolante e sulla Clio, l'auto della vittima a bordo della quale Zraidi era fuggito fino a Casalmaggiore, prima di volare in Marocco. Ad incastrarlo anche una telefonata ai parenti. I carabinieri, ricostruendo le ultime ore del pensionato, scoprirono che aveva ricevuto un'ultima telefonata alle 18 del 26 gennaio. La chiamata proviene da un posto telefonico pubblico all'interno di un supermercato di Casalmaggiore. I militari scoprono che da questa stessa cabina, con la stessa scheda, viene fatta subito dopo una chiamata in Marocco, ad una famiglia che, in quel momento, agli investigatori non dice nulla. Alle otto di quella stessa sera, un testimone racconta di aver incontrato Vaccari fermo davanti alla stazione di Casalmaggiore. Gli dice che stava aspettando un amico. Uno di quei giovani extracomunitari, ipotizzano gli investigatori, che il pensionato da tempo frequentava, che gli offrivano compagnia in cambio di denaro. Le impronte e il Dna daranno un nome a quel fantasma. Tempo prima il giovane marocchino era stato denunciato e fotosegnalato a Milano per episodi di violenza e nel computer, oltre al suo volto c'erano le impronte digitali e l'esito di un tampone salivare: in definitiva il Dna.
Il corpo senza vita di Lauro Vaccari era stato trovato da una parente due giorni dopo il delitto. Giaceva ai piedi di una scala in casa, immerso in una pozza di sangue, con la testa fracassata. L'assassino l'aveva colpito più volte, con grande violenza, con una padella di ghisa. Mentre l'edicolante agonizzava, l'assassino aveva cercato i soldi e poi era fuggito. I carabinieri erano riusciti a ricostruire le sequenze del delitto: la lite, iniziata in camera da letto, il tentativo di fuga di Vaccari, fino all'omicidio.
I due si erano conosciuti a Casalmaggiore, dove Zraidi, gigolò di bassa lega, si era trasferito da Melzo. Qui Vaccari, che non faceva mistero dei suoi gusti, l'aveva rimorchiato. L'omicidio forse è maturato per una lite sul compenso per il ragazzino. (r.c.)