Il boss racconta il sequestro Zenesini

bDalle prime ore di ieri mattina i carabinieri di Caltanissetta stanno eseguendo ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di undici indagati per associazione di tipo mafioso. Le indagini, compiute nell'ambito dell'operazione ‘Deserto', hanno consentito di ricostruire gli organigrammi di Cosa nostra di Caltanissetta, con particolare riferimento al mandamento di Vallelunga Pratameno, feudo del boss ‘Piddu' Madonia, alleato storico di Bernardo Provenzano.BR /b L'operazione ha permesso di definire le responsabilità dei singoli affiliati nella gestione delle attività criminali compiute dagli anni Settanta ad oggi. Come il sequestro, avvenuto a Milano nel novembre 1978, dell'allora presidente del Mantova Calcio Andrea Zenesini. Il sequestro, che fruttò un riscatto di un 1 miliardo e 200 milioni, più un'aggiunta di 326 milioni, sarebbe stato compiuto dal gruppo di Nello Pernice, ma Zenesini, fra la primavera e l'autunno del 1979, sarebbe stata tenuto prigioniero nelle campagne di Vallelunga, in un vecchio caseggiato rurale di contrada Piana Vizzini, di proprietà di parenti di don Calò Vizzini, storico capo della mafia siciliana.BR In esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip su richiesta della Procura distrettuale antimafia sono stati arrestati Giovanni Privitera, Loreto Insinna, Alfonso Scozzari, Rosolino e Giuseppe Castiglione, Girolamo Pirronitto, e Giuseppe Zuzzè tutti di Vallelunga Pratamento, e Leonardo Lombardo di Marianopoli, un centro vicino la cui famiglia mafiosa è aggregata a quella di Vallelunga.BR A causa dell'età, hanno evitato l'arresto, ma sono finiti ai domiciliari, Giuseppe Cipolla e Liborio Sorce. L'operazione è nata dalle rivelazioni del pentito Ciro Vara, ex braccio destro di Giuseppe ‘Piddu' Madonna e da una serie di riscontri alla sue rivelazioni.BR Le indagini hanno consentito di ricostruire anche l'organigramma della famiglia mafiosa, della quale farebbe oggi capo l'ottantenne Giuseppe Cipolla e che avrebbe un elemento di spicco in Giovanni Privitera, il quale, secondo gli investigatori, avrebbe espresso la propria disponibilità a favorire la latitanza di Provenzano.BR