L'addio a Francesco Lusvardi: una vita di rettitudine

È morto Francesco Lusvardi. È morto un uomo buono e la presenza di multiformi accompagnatori nelle esequie ieri mattina in Santa Maria della Carità, piena all'inverosimile, ne è stata la riprova. Ha ceduto, poco più che settantenne, ad un male comparso circa un anno fa. Francesco era medico-chirurgo dalla laurea brillante, messa al servizio dello Stato come ufficiale-medico di complemento e poi rivelatasi nel periodo di assistentato ospedaliero all'ospedale cittadino. La sua carriera però sarebbe presto sfociata nel ruolo di direttore del Laboratorio di analisi chimico-cliniche della Provincia. Una vita di rettitudine, di capacità, d'impegno. Di fortissima fibra fisica Francesco aveva trascorso bei momenti nelle palestre di arti marziali raggiungendo il top gerarchico prima nel judo e poi nell'aikido. Il suo modo di porgersi nelle vesti umane, professionali, civiche e sportive lo facevamo somigliare ad un tedesco da cui il nomignolo ‘Franz' rimastogli appiccicato. E tedesca anche la moglie Inge che, durante il fidanzamento, Franz qualche volta aveva raggiunto in bici. Nei costumi orientali s'era immerso con tale completezza da meritare l'apprezzamento di vari maestri giapponesi si da riconoscergli trascendenze spiritual-corporee basilari nella filosofia e nella pratica delle arti marziali. Insomma, una roccia dell'animo e del vivere gli avevano permesso un sia pur faticoso uso della bici nell'andare di un diaconiato laico svolto nella parrocchia di Santa Carità. Infine tra gli orgogli legittimi della vita terrena, premiata con un titolo di Cavaliere, i congiunti, le figlie, i generi ed i nipoti fra i quali Emanuele, un bravo ufficiale dei Carabinieri distintosi in Afghanistan ed in Iraq. Questo era Franz. (m.a.)