Infermieri precettati, scatta la rivolta

Arriveranno in una cinquantina - ma i sindacati dicono che saranno di più - e si divideranno in due gruppi: uno davanti all'ingresso del nuovo, l'altro di fronte al vecchio. Al motto di 'Il Poma ha rotto (gli accordi,ndr) e il Poma deve riparare", gli infermieri dell'ospedale di Mantova manifesteranno il loro dissenso contro la direzione aziendale venerdi da mezzogiorno alle due del pomeriggio. La protesta, che si articolerà nel doppio presidio in via Lago Paiolo e in viale Albertoni, è stata indetta da Cgil, Cisl e Uil, funzione pubblica, Rsu aziendale e dai sindacati autonomi Fsi e Fials. In un documento i sindacati avvisano la dirigenza che dopo la fumata nera dell'ultimo incontro è finito lo stato di agitazione ed è iniziato quello di lotta.
Nel mirino dei lavoratori del Carlo Poma ci sono sempre loro i vertici aziendali, dai quali soprattutto gli infermieri si aspettavano risposte e una soluzione - incontro il 18 febbraio scorso - in merito al problema delle precettazioni durante il turno di riposo.
«Nell'incontro che abbiamo avuto alcuni giorni fa - si legge nel volantino dei sindacati che ieri mattina ha tappezzato diversi reparti dell'ospedale cittadino - l'azienda ospedaliera Carlo Poma non ha saputo produrre soluzioni rispetto al problema principale oggi presente: il rispetto della vita dei dipendenti. La Rsu e i sindacati hanno giudicato grave ed insopportabile l'assenteismo dell'attuale dirigenza ed hanno deciso di trasformare lo stato di agitazione in stato di lotta».
Lo stato di agitazione era iniziato a gennaio quando i vertici del Poma avevano cominciato a precettare alcuni infermieri richiamandoli dal turno di riposo. Un provvedimento necessario per colmare vuoti prodotti da malattia e gravidanze, ma anche 'e soprattutto", dicono i lavoratori, per rimediare alla carenza di infermieri, un problema che il Poma si trascina ormai da anni. La protesta, in corsia, era subito scoppiata, anche perchè molti infermieri erano stati precettati un giorno per l'altro e alcuni di loro addirittura il giorno stesso, con prolungamento dell'orario di lavoro e senza una pausa. E i sindacati avevano fatto subito sentire la loro voce.
«Il rapporto di lavoro regola le ore dedicate al lavoro e non deve impedire ai dipendenti di avere i riposi dovuti per una propria vita privata serena e programmata o per la famiglia o per ciò che ritengono importante - si legge ancora nel volantino sottoscritto da tutti i sindacati - L'azienda ospedaliera non può continuare a risolvere i problemi causati dalle proprie decisioni saccheggiando le ore di recupero psicofisico dei lavoratori».
L'atteggiamento della direzione dell'azieneda ospedaliera Carlo Poma viene definito dai sindacati 'arrogante" e questa situazione 'richiamo di giorni di riposo o ferie e prolungamenti di orario per sopperire a malattie o altro è stata la conseguenza di una decisione unilaterale dell'azienda che ha rotto un precedente accordo con i sindacati e la Rsu e che aveva garantito un equilibrio funzionale temporaneo".
Infine i sindacati coinvolgono anche il cittadino-utente lanciando un messaggio tanto forte quanto chiaro: «Anche i cittadini mantovani hanno diritto, a tutela della loro salute, di essere assistiti da personale riposato ed attento e non da chi è costretto, per incapacità organizzativa dell'azienda, a svolgere turni massacranti ed obbligati. Il Poma ha rotto e il Poma deve riparare. I lavoratori hanno già dato troppo».