Berlusconi-Ancelotti, tregua a tavola

CARNAGO (Varese). La lettera annunciata da Silvio Berlusconi indirizzata al Milan e al tecnico rossonero Carlo Ancelotti forse resterà nel cassetto della segreteria della presidenza del Consiglio. Il presidente del Milan infatti ha potuto esprimere ad Ancelotti le sue perplessità sul modulo ad una punta, a tavola, sabato notte, nel corso di una cena che si è consumata in un ristorante milanese. Il premier, in compagnia di Galliani e di Braida, ha festeggiato suoi diciotto anni alla guida del Milan.
E lo ha fatto invitando anche l'allenatore che gli ha permesso di vincere una Champions League, una Supercoppa europea e una Coppa Italia. A tavola, a festeggiare, dunque, con lo stesso allenatore che aveva ‘bacchettato', a sorpresa, davanti a taccuini e microfoni, pochi istanti dopo la vittoria in rimonta nel derby. La clamorosa affermazione («Ogni tecnico del Milan da lunedi in avanti dovrà obbligatoriamente schierare in campo due punte sennò rinunci a fare il tecnico del Milan»), fatta a caldo, dopo la chiacchierata privata ha assunto una sembianza meno... minacciosa. E Ancelotti, bravissimo ad assorbirla e a commentarla nel dopo partita, l'ha considerata non un'imposizione ma un suggerimento.
Anche Clarence Seedorf, eroe del derby, ha cercato oggi di smorzare i toni: «Credo che questo genere di partita generi emozioni particolari per tutti. Non credo che si debba dare importanza a questo episodio».
Il mondo politico fa quadrato attorno al suo premier, per una volta la fede calcistica mette d'accordo destra e sinistra. Il mondo degli allenatori di calcio invece, anche se con qualche voce fuori dal coro, boccia il presidente del Milan. Scontata la difesa d'ufficio ad Ancelotti dell'ex ct Azeglio Vicini, che è anche il capo dell'associazione degli allenatori, che giudica 'invadente" l'intervento del presidente milanista. «Certamente è legittimo che un presidente possa esprimere il desiderio di vedere la sua squadra giocare in un certo modo, con certi schemi e con un certo modulo. Ma imporsi cosi è una forzatura forte». E dà un consiglio a Berlusconi: «Certe cose, al limite, sarebbe meglio che venissero fatte con una certa riservatezza».
Sostanzialmente d'accordo con Vicini anche Lippi, Spalletti, Cosmi e Mazzone. «Quando l'Avvocato si voleva informare su un giocatore che non era stato utilizzato - ricorda il tecnico della Juve - mi telefonava chiedendo notizie sulle sue condizioni. Io lo informavo aggiungendo che quanto prima sarebbe tornato in squadra».
Nel mondo politico una volta è d'accordo con il premier perfino Enrico Letta, responsabile economico della Margherita. Ma la comune fede milanista c'entra fino a un certo punto: «Condivido totalmente il modulo a due punte. Spero che il Milan giochi sempre cosi e che vinca il campionato. Anche perchè quando il Milan in passato ha vinto lo scudetto, Berlusconi ha perso le elezioni...». Più convinto il presidente della Lombardia Roberto Formigoni che dice che Berlusconi «ha ragione».