Ora Banali sorride: «Accuse ritirate»


Strette di mano, pacche sulle spalle, larghi sorrisi di compiacimento. E' stato dolce per l'assessore Eristeo Banali il primo consiglio comunale, ieri sera, dopo che il giudice aveva cancellato il reato di turbativa d'asta. Toccherà adesso al pubblico ministero Giuditta Silvestrini rifare le indagini sull'organizzazione del premio culturale Arlecchino d'oro e stabilire se, per l'assessore alla cultura, deve essere aperto un processo per un altro reato o se la vicenda dovrà essere archiviata. Banali è rilassato e parla della vicedna processuale: «In sede di rito abbreviato - spiega - il giudice Bortolato ha rigettato il capo d'imputazione di turbativa d'asta, accogliendo le tesi dei miei difensori e cioè che anche nel merito la mia posizione è estranea ai fatti». E cita una sentenza della Cassazione che sembra fatta apposta per il suo caso.
«I miei legali hanno insistito molto su questa sentenza, riferita ad un'Asl che aveva solo chiesto dei preventivi, senza fare aste». Le edizioni dell'Arlecchino d'oro finite nel mirino dei giudici per un esposto del capogruppo del Prc in Comune, Gaddi, erano quelle del 1999 e del 2000. Su richiesta del direttore artistico Siro Ferrone, l'organizzazione della prima edizione fu affidata direttamente alla Euretes, l'agenzia di Vittorio Pedrali, l'imprenditore bresciano anche lui finito sotto processo assieem alla dirigente del Comune, Irma Pagliari. Nel 2000 si procedette con lo stesso schema operativo solo che, ad un certo punto, un funzionario avanzò il dubbio dell'asta pubblica: furono chiesti preventivi ad alcune ditte e, alla fine, si scelse quello dell'Euretes, agenzia leader nel settore. «Il giudice - dice Banali - ha riconosciuto che non essendoci stata asta non c'è stata turbativa». E gli atti sono stati restituiti al pm che dovrà rifare le indagini preliminari: in base ai risultati deciderà se andare ad un altro processo per un reato più leggero rispetto alla turbativa d'asta o se metterci un pietra sopra e archiviare il procedimento perchè, nel comportamento dell'assessore, non ha riscontrato alcunchè di penalmente rilevante. «Io continuo ad avere fiducia nella magistratura e la decisione del giudice è sintomatica del fatto che qui la giustizia funziona» dice Banali. Soddisfatto per la piega che ha preso la vicenda a favore dell'assessore è Umberto Artioli, presidente della Fondazione Mantova capitale dello spettacolo organizzatrice dell'Arlecchino d'oro: «E' stata la conferma di quanto avevamo sempre sostenuto: trattandosi di un incarico in cui le componenti artistiche ed estetiche erano prioritarie, si doveva procedere con un operatore di provata capacità nell'ambito dell'organizzazione teatrale. Senza bisogno di aste».

Sandro Mortari