Crac Parmalat, i banchieri nel mirino


MILANO. La procura di Parma sta facendo accertamenti sui mancati controlli alla Parmalat. I magistrati vogliono accertare se pubblici ufficiali (Guardia di Finanza o agenti del fisco) abbiano svolto verifiche compiacenti alla società di Collecchio. Ma sono in corso indagini anche su arricchimenti personali avvenuti negli ultimi giorni di vita della società.
Gli inquirenti sono convinti che, nell'imminenza della fine, ci siano state forti distrazioni di fondi, soprattutto dalle società turistiche della famiglia Tanzi. Comunque si lavora a pieno ritmo. A Milano si aspetta, da un minuto all'altro, l'iscrizione dei banchieri sul registro degli indagati. Il reato? Concorso in aggiotaggio. A Parma, invece, si aspetta da un minuto all'altro il trasferimento del detenuto Tanzi Calisto. La decisione spetta al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, ma è stata sollecitata dallo stesso avvocato di Tanzi e sarebbe gradita anche ai Pm di Parma che vogliono proseguire negli interrogatori all'ex patron. Ieri in procura a Parma il legale di Tanzi ha insistito sulle modalità per mettere a disposizione i 35 milioni di euro che lo stesso Tanzi vuole dare a Bondi «per contribuire a salvare l'azienda». Gli inquirenti gli hanno solo fatto notare che la cifra è, più o meno, la millesima parte del debito accumulato dal gruppo. Sempre da Parma si fa notare, almeno a parole, che non ci sono contrasti con la procura di Milano. «A Milano - dicono gli inquirenti - cercano di capire le responsabilità relative all'emissione dei bond e indagano sulla diffusione di notizie false. Noi lavoriamo su tutto il resto». A Milano, comunque, si sta raccogliendo in tutta fretta le prove da presentare al tribunale per chiedere il rito immediato e celebrare un processo magari prima dell'estate. A Parma, necessariamente, i tempi dovranno essere più lunghi.
Ieri mattina, con grande stupore dei cronisti, in tribunale a Parma si è presentato Angelo Ugolotti, l'ex centralista della Parmalat nominato, a sua insaputa, in decine di consigli di amministrazione di società del gruppo. Una di queste, la New Holding, è stata dichiarata insolvente e Ugolotti è stato chiamato al tribunale fallimentare. Intanto si è scoperto che la Parmalat aveva nominato un 'comitato per il controllo interno" che avrebbe dovuto garantire la trasparenza sulle operazioni finanziarie. A capo del comitato, però, c'erano Fausto Tonna e Luciano Silingardi, ora fra i maggiori indiziati del dissesto.
Dagli Stati Uniti si fa sentire Aldo Uva, l'ex capo di Parmalat Usa. «A Collecchio - dice - c'era una stanza dei bottoni totalmente indifferente alla reale situazione e che aveva deciso di creare un'altra azienda, che non era quella reale».
Uva racconta che per sviluppare l'attività in Costarica, su indicazione di Collecchio, aveva dovuto lavorare con un nipote di Donatella Zingone (moglie di Lamberto Dini). «Abbiamo speso 100 mila dollari di consulenza e dopo un anno e mezzo non abbiamo venduto un litro di latte».

Gigi Furini