Israele accusa Annan: sottovaluta la minaccia dei terroristi palestinesi

TEL AVIV. Prosegue senza esclusione di colpi il braccio di ferro diplomatico fra Israele e l'Autorità nazionale palestinese sul Muro di sicurezza: una vasta barriera anti-terrorismo in fase di costruzione da parte di Israele a ridosso della linea di demarcazione con la Cisgiordania. In un'affidavit' consegnato alla Corte internazionale di giustizia dell'Aja, l'Anp ha rilevato che l'opera rischia di privare i palestinesi di ingenti aree e di avere gravi ripercussioni immediate sulla vita di 30mila persone, fra cui gli abitanti di Gerusalemme est che si troveranno separati fisicamente dal resto della Cisgiordania.
Israele intende comunque boicottare i dibattiti dell'Aja in quanto ritiene quella Corte non abilitata a discutere questioni legate alla sicurezza nazionale dello stato ebraico.
Israele rimprovera inoltre il segretario generale delle Nazioni Unite di aver inviato all'Aja una documentazione tendenziosa che - secondo la delegazione israeliana all'Onu - privilegia le tesi arabe e sottovaluta la minaccia terroristica incombente sullo Stato ebraico. Mentre all'Aja si accumulavano gli affidavit di svariati Paesi è giunto giovedi il brutale attentato palestinese a Gerusalemme, in cui un kamikaze ha massacrato i passeggeri di un autobus: 11 i morti, una cinquantina i feriti. Poche ore dopo il ministero israeliano degli esteri ha divulgato via internet crude immagini della carneficina. «Tali immagini - ha aggiunto il ministero - dovrebbero essere meditate da quanti si oppongono alla barriera di separazione». Secondo la polizia israeliana, se fosse stata completata per tempo attorno a Gerusalemme il kamikaze (che era partito dalla vicina Betlemme, in Cisgiordania) sarebbe stato forse intercettato. L'offensiva diplomatica israeliana sembra aver influenzato sia gli Stati Uniti (che vedono nella Barriera un elemento di autodifesa, che quindi esula dal mandato della Corte dell'Aja) sia l'Unione europea. Essa si oppone certamente al tracciato scelto da Israele: ma non ritiene che la Corte dell'Aja sia il posto più idoneo per discuterne le implicazioni.
«Allora che ci si dica quale dovrebbe essere il posto più indicato» ha osservato con sdegno, ieri, il deputato palestinese Hatem Abdel Khader (al Fatah). «Ci auguriamo ancora che gli europei vogliano riconsiderare la propria posizione. Devono ricordarsi che noi palestinesi siamo approdati all'Aja dopo aver esaurito ogni altro possibile sforzo diplomatico per obbligare Israele a cessare la costruzione del Muro dell'Apartheid». Ghassan Khatib, un ministro del governo di Abu Ala, ha accusato la Unione europea di essersi piegata, in questa circostanza, al volere degli Stati Uniti.