Rivolta in carcere durante la pandemia, la testimonianza

Video Peter David Dumitru era in carcere, la notte della rivolta. Ed è tra i 98 che mentre una decina erano sul tetto a protestare, avrebbero comunque partecipato alle proteste e devono rispondere del reato di devastazione e saccheggio, lo stesso dei processi del G8 di Genova. Dumitru racconta che quella notte era chiuso in cella, da poco operato e sotto farmaci. "Sono venuto apposta dalla Romania per l'udienza - racconta - 18 ore di viaggio. La mia cella era chiusa, la mattina dopo la rivolta, non ne sono mai uscito. Mi hanno tirato fuori e anche picchiato un po'. Sono venuto fin qui per raccontare tutto al giudice, se mi vorrà ascoltare".  Video Maria Fiore

Rivolta al carcere di Pavia, via al processo

Video La sera del 20 marzo 2020 a Torre del Gallo, come in altre carceri italiane, esplose una rivolta dei detenuti. Protestavano contro le condizioni di sovraffollamento, che avevano aggravato la diffusione della pandemia, e la limitazione dei colloqui con i familiari decisa come misura preventiva. Giovedì 26 ottobre per 97 di loro si è aperta l’udienza preliminare nell’ambito dell’inchiesta in cui sono accusati di devastazione e saccheggio, un reato che prevede fino a otto anni di carcere. Per contenere tutti l’udienza, davanti al giudice Guglielmo Leo, si è svolta alla sala dell’Annunciata, in una piazza Petrarca blindata, chiusa al transito e alla sosta delle automobili. Spostate anche alcune bancarelle del mercato. Nell’aula si sono raccolte circa 200 persone, tra imputati (una trentina quelli portati dai diversi istituti penitenziari, una ventina quelli in libertà), avvocati e agenti di polizia penitenziaria. L'udienza è durata alcune ore, ma c’è stato di fatto solo il tempo di fare l’appello degli imputati e raccogliere le eccezioni degli avvocati sulle notifiche degli atti. Il processo è stato rinviato al 23 novembre. LA TESTIMONIANZA Video Garbi

Infortuni sul lavoro, l'incontro in prefettura

Video Due morti bianche nei primi nove mesi di quest’anno e tre nel 2022. Gli incidenti sul lavoro sono un grosso problema anche nella nostra provincia e, ieri mattina, la prefetta Francesca De Carlini ha organizzato un incontro tra enti istituzionali, parti sociali e collegi professionali. Nella sala della Caccia al piano terra di palazzo Malaspina erano riuniti i rappresentanti di Ats, imprese, sindacati, Ordini professionali e associazioni. L’ACCORDO E’ stato firmato un accordo per condividere informazioni e per prevenire nel miglior modo possibile le tragedie sul lavoro. In pratica grazie al contributo dei partecipanti al tavolo di lavoro si è cercato di stabilire quali sono i settori più a rischio e le cause principali degli incidenti. A parte quelli mortali, solo nei primi nove mesi di quest’anno in provincia ne sono stati segnalati 5766. La stragrande maggioranza di lievissima entità. Oltre ai due morti nel territorio pavese (a Vigevano il 21 gennaio scorso e a Castel D’Agogna il 29 settembre scorso) nel maggio di quest’anno altri due pavesi avevano perso la vita nel Countr y club di Opera, nel milanese. VIDEO GARBI