«Non giudichiamo Aurelio e Antonietta: dobbiamo limitarci a invocare il perdono»

l'addio«Ciao Aurelio, non ti dimenticheremo mai. Ciao Antonietta, non scorderemo mai il tuo sorriso. Un abbraccio a tutti e due». Nella fredda e uggiosa mattinata di ieri, familiari, parenti ed amici hanno salutato per l'ultima volta l'88enne Antonietta Schiocchet e suo figlio Aurelio Monestier, di 56 anni, nella chiesa arcipretale di Mel.Ad unirli, oltre al legame di sangue, anche la morte tragica: Antonietta martedì è stata uccisa dal Aurelio che poi ha rivolto la lama contro di sé e si è tolto la vita. Una vicenda terribile che ha sconvolto due comunità: quella zumellese, dove risiedeva l'88enne, e quella di Santa Giustina, dove viveva Aurelio con la sua famiglia. I familiari hanno voluto celebrare insieme i due funerali. E così ieri mattina alle 10,30 sono arrivati i due carri funebri. All'interno le due bare di legno chiaro con sopra un cuscino di fiori bianco e rosa per Antonietta e bianco e rosso per Aurelio. Davanti le loro foto.Ad attenderli, all'esterno della chiesa, un gruppo silenzioso di amici e conoscenti, lavoratori della Ceramica Dolomite dove era impiegato Aurelio, ma anche di Luxottica di Sedico dove lavora il genero di Aurelio. Ed è proprio un mesto quanto composto dolore che ha segnato la cerimonia, in cui l'attenzione dell'arciprete di Mel e parroco di Carve-Pellegai, don Massimiliano Zago, si è focalizzata sulla necessità di non giudicare, ma sul bisogno di «implorare il perdono del Signore per rinascere ad una vita nuova dopo la morte. Affidiamo alla santissima Trinità le anime di Aurelio e Antonietta, con il loro vissuto, con le loro esperienze», ha detto durante l'omelia il sacerdote, assistito nella funzione dal parroco di Meano, don Luigi Calvi, sottolineando l'enorme dolore che segna questa giornata. Un dolore pieno di dignità da parte di tutti i parenti dei due defunti. La moglie di Aurelio, Pierangela, per gran parte della funzione ha tenuto la sua mano appoggiata sulla bara del marito, quella bara che prima di entrare in chiesa aveva baciato tra le lacrime. Poi, verso la fine della messa, c'è stato un lungo abbraccio tra lei e i suoi due figli Letizia e Federico che le sono sempre stati accanto, senza lasciarla un attimo.Commozione forte è emersa anche dalle parole del genero di Aurelio, Fabrizio, che ha voluto non solo ringraziare a nome delle famiglie Monestier e Schiocchet i partecipanti alla cerimonia, ma anche ricordare chi erano Aurelio e Antonietta. Parole che sono uscite da una voce rotta dal dolore tra l'abbraccio accorato della suocera Pierangela. «Ciao Aurelio», ha esordito Fabrizio, «eravamo tanto diversi io e te. Tu con le tue mani sapevi fare tutto, abbiamo imparato a conoscerci e a volerci bene. Non era facile entrare in confidenza con te, ma eravamo amici, anche se te ne sei andato troppo velocemente tanto che non abbiamo potuto salutarci. Ma ti ricorderemo per sempre come una persona generosa, forte, un gran lavoratore; e cercheremo di andare avanti. Un saluto anche ad Antonietta che aveva sempre quel sorriso accogliente. Un abbraccio a tutti e due», ha detto strappando un applauso ai presenti alla funzione religiosa. Poi, nella commozione generale, i due feretri sono usciti dalla chiesa. Alcuni amici e conoscenti si sono avvicinati con grande rispetto ai familiari per porgere loro una parola di conforto, un pensiero, un ricordo di una mamma e di un figlio uniti indissolubilmente nella vita ma anche nella morte. Poi le salme sono state trasportate al cimitero di Marcador per la sepoltura. --© RIPRODUZIONE RISERVATA