La nuova Ceramica Dolomite riparte «Un modello vincente da esportare»

Paola Dall'Anese/ borgo valbellunaLa Ceramica Dolomite è l'esempio di come le crisi industriali possono essere superate grazie a competenze, volontà e determinazione. Quella della fabbrica di Trichiana è una storia "esemplare", per il metodo che ha portato a questo risultato importante. Una fabbrica data per spacciata è tornata a riaprire i battenti. E anche se non mancano le criticità, la volontà dei proprietari - la cordata di imprenditori veneti capitanati da Banca Finint di Enrico Marchi, insieme con la holding Delfin della famiglia Del Vecchio, la Luigi Rossi Luciani Sapa e la Za-fin srl di Bruno Zago e Invitalia - è quella di andare avanti facendo tornare agli antichi splendori un'azienda che ha saputo portare in alto la qualità italiana dei prodotti della ceramica sanitaria. Dopo l'avvio dell'attività nell'estate scorsa, è stata presentata ufficialmente a tutte le autorità politiche, civili e religiose del territorio la nuova Ceramica Dolomite, nata da un accordo tra pubblico e privato, che ha previsto il trasferimento dei 400 lavoratori nella nuova società e ha segnato l'inizio di una nuova stagione industriale. Ceramica Dolomite Spa ha ufficialmente iniziato le proprie attività il primo giugno 2022.Donazzan: modello da esportare «Questo è il punto di arrivo di una storia molto articolata», ha sottolineato l'assessore veneto al lavoro Elena Donazzan, «storia che ha una identità fortissima, fatta di attaccamento dei lavoratori, intelligenza del capitale familiare veneto, capacità e metodo di gestione della Regione, insieme a un rapporto forte di leale collaborazione istituzionale. Questi sono gli ingredienti del modello veneto nella gestione delle crisi, che porterò all'attenzione del nuovo Governo e al Ministro dello sviluppo economico, perché è fondamentale permettere la rigenerazione industriale dell'Italia con questo tipo di approccio», ha detto Donazzan, assieme al senatore Luca De Carlo, unico rappresentante bellunese a Roma. Donazzan ha sottolineato come questo risultato sia «il frutto del lavoro svolto dalla nostra Unità di crisi aziendali. Il sistema messo in atto e gli strumenti adottati possono essere considerati utile bagaglio e modello nella gestione delle crisi aziendali ben oltre i confini regionali». D'incà: l'italia che ce la faA ricordare la bontà del metodo anche l'ex ministro Federico D'Incà, l'anima di questa rinascita. «Ho iniziato a lavorare a questa vicenda già nel 2014, da giovane parlamentare. Alla Ceramica Dolomite ha lavorato mio papà, io stesso da ragazzino lavavo le auto dei dipendenti sul piazzale e ne ero fiero. Questa fabbrica fa parte delle mia vita e così, insieme a Gianni Gaio e Luciano Favero, abbiamo iniziato a pensare a come metterla in salvo. E oggi siamo qui a festeggiare una ripartenza, un laboratorio a livello nazionale di soluzione delle crisi. Perché se c'è un metodo, se ci sono delle persone che hanno coraggio, se ci sono dei lavoratori che ci credono, allora noi siamo l'esempio che l'Italia ce la fa», ha detto sottolineando la novità di un accordo che ha visto Ideal Standard cedere gratuitamente stabilimento, macchinari e marchio per la ripartenza.Marchi: La forza degli imprenditoriUn'operazione che non si sarebbe realizzata senza il coraggio degli imprenditori, ha ricordato Enrico Marchi, che aveva lanciato l'idea di comprare lo stabilimento. «Ci siamo messi al lavoro e ora sento la responsabilità per le persone coinvolte, ma anche l'orgoglio per aver realizzato una operazione che sembrava impossibile. Credo che, facendo squadra, possiamo rivitalizzare le imprese», ha sottolineato Marchi, facendo leva anche sull'impegno sociale delle banche sul territorio.I SINDACATI: Sogno realizzato «È un risultato senza precedenti», ha commentato Bruno Deola della Femca Cisl a nome di tutti i colleghi di Filctem Cgil e Uiltec Uil che hanno lavorato per questo risultato. «Un anno fa promettevamo ai dipendenti che avremmo salvato l'impresa e ora quel sogno si è realizzato». LA CHIESA: un segno di speranzaMa in questa vicenda un ruolo importante hanno avuto anche il vescovo di Vittorio Veneto Corrado Pizziolo e il collega di Belluno-Feltre Renato Marangoni, in prima linea per dare supporto al salvataggio della fabbrica. «Se siamo scesi in piazza», ha ricordato il presule trevigiano, «è perché questo è un territorio di confine e periferia e merita quindi maggiore considerazione, perchè Ceramica Dolomite e Acc hanno un valore strategico e simbolico per il territorio e perché erano imprese sane, non decotte e bisognava custodirle. Questa vicenda è un segno di speranza e chiediamo al Signore di benedire e sostenere chi opererà in questa azienda».IL SINDACO: emozione forteSoddisfatto anche il sindaco di Borgo Valbelluna, Stefano Cesa, che in un anno ha visto risolversi le due crisi industriali nel suo territorio, Acc e Ideal Standard. «Provo una grande emozione ad essere qui di fronte a questa ripartenza e a questa speranza per una comunità». Felicità anche da parte del presidente della Provincia, Roberto Padrin che ha sottolineato il gioco di squadra. --© RIPRODUZIONE RISERVATA