Cava di Damos verso l'ampliamento «Ma tra 18 anni sarà tutto chiuso»

Gianluca De Rosa PIEVE di cadoreLa società Cool Gessi Srl presenterà alla popolazione il 5 ottobre alle 18, in sala consiliare a Pieve, il progetto di ampliamento e sistemazione della cava di Damos. Dopo aver depositato in Regione la richiesta di Puar (Procedimento autorizzatorio unico regionale), nell'ambito del procedimento Cool Gessi Srl si appresta ad incontrare la popolazione con l'obiettivo di spiegare cosa succederà nella cava da qui ai prossimi diciotto anni. «Il primo step sarà quello di chiudere l'attuale cava con terra e rocce da scavo che arriveranno dalle varianti da realizzare sul territorio nell'ambito delle olimpiadi invernali Milano-Cortina e per le quali si parla di un milione e duecentomila metri cubi, quantitativi rilevanti che non hanno una collocazione alternativa sul territorio», spiega Federico Tonet, geologo e socio della Cool Gessi Srl che ha sede a San Vendemiano. «C'è poi da aggiungere che Anas ha indicato la cava di Damos come sito unico di conferimento in Cadore ma un altro tema importante che rilancia di fatto l'attività della cava interessa il dissesto idrogeologico, problematica all'ordine del giorno sul territorio: finora non c'era a disposizione un'area specifica di conferimento dei materiali di frane e smottamenti. C'è poi l'attività corrente, che prosegue regolarmente, e consiste nell'escavazione di gesso utile per la produzione di cemento. Contestualmente è già da tempo iniziata l'attività di conferimento di terre e rocce. I lavori pensati, soprattutto in ottica delle Olimpiadi 2026, non saranno altro che la continuazione di ciò che già avviene regolarmente». In cosa consisteranno i lavori al centro del progetto di ampliamento? «Allontaneremo la cava dal borgo di Damos», sottolinea Tonet, «scavando in posizione più bassa e meno impattante dal punto di vista visivo. Lo spostamento avverrà in direzione della statale, allontanandoci così dal borgo e dall'attività agricola dell'unica azienda locale al fine di salvaguardarla. Il processo di ampliamento interesserà complessivamente otto ettari di terreno, due dei quali saranno quelli in cui andremo a scavare ex novo. Gli altri sei ettari sono quelli su cui insiste l'attuale cava e che col tempo, una volta riempita di rocce e scavi, provvederemo a chiudere definitivamente concentrando la futura attività solo nella parte nuova». Tutto questo che tempistiche prevede? «Il progetto ha una durata totale di diciotto anni», sottolinea ancora il geologo Tonet, «per essere portato a termine. Nei primi due step per un totale di dodici anni procederemo alla chiusura della cava originaria. Contestualmente, al termine dei lavori, entrerà in funzione la parte nuova della cava. Gli ultimi sei saranno destinati alla chiusura dell'area oggetto di ampliamento. Alla fine dei diciotto anni l'area tornerà interamente allo stato originario e della cava, vecchia e nuova, non vi sarà più traccia».In attesa dell'incontro pubblico, che segnali avete avuto dal territorio? «Ci terrei ad una piccola premessa», dice Tonet. «La cava di Damos in passato è stata oggetto di polemiche e contrasti ma sono cose che non hanno niente a che vedere con Cool Gessi, proprietaria della cava da cinque anni. L'incontro pubblico del 5 ottobre è un passaggio chiave, previsto nel cronoprogramma stilato dal comitato tecnico che una volta terminata la fase preliminare sarà chiamato ad approvare i lavori. Nei giorni scorsi lo stesso comitato ha effettuato un sopralluogo con esito favorevole. Siamo in contatto con il Comune di Pieve con il quale il dialogo è proficuo. Il Comune ha assunto una posizione neutra ma di assoluto dialogo e questo per noi è un fattore importante. Il dialogo non interessa solo il Comune di Pieve ma anche Perarolo e Valle. La cava è di proprietà della società Cool Gessi Srl come i suoi terreni». L'incontro pubblico si terrà in duplice modalità. In presenza e da remoto per chi non potrà esserci. «Daremo la possibilità a tutti di esprimersi in merito all'opera», dice Tonet. «Quello che ci teniamo a dire è che a nostro avviso ogni Comune di montagna dovrebbe avere una cava dove conferire materiali ereditati dal dissesto idrogeologico». --© RIPRODUZIONE RISERVATA