Più di 37mila bellunesi sono senza banca «Lo spopolamento aggraverà il problema»

Francesco Dal Mas / BELLUNONegli ultimi cinque anni in Veneto sono scomparsi 790 sportelli bancari. In provincia di Belluno 41. Dieci soltanto tra il 2020 e il 2021. Erano 151 nel 2017, l'anno scorso sono rimasti 110. L'anno prima erano 121. «Una pericolosa desertificazione che rischia di aggravarsi, insieme a tanti altri servizi se la montagna continuerà a spopolarsi», sospira di preoccupazione Antonella Primizia, segretaria interprovinciale dei lavoratori delle banche, del credito e delle assicurazioni della Cisl. A fine 2021 i bellunesi rimasti privi di servizio bancario erano addirittura 37.670, 29 i Comuni privi di servizio bancario, salvo i Postamat delle Poste, quattro in più dell'anno precedente. A chiudere sono state le banche classificate come "maggiori', che hanno disattivato 11 sportelli, praticamente uno al mese, portandoli da 64 a 53. Il Credito Cooperativo ha invece mantenuto i 26 che aveva, le banche di "medie" dimensioni hanno consolidato i 28 a disposizione, 23 sono stati conservati dagli istituti "minori", così definiti. «Gli istituti di credito tagliano sedi per risparmiare, soprattutto sugli affitti, contraggono il numero dei dipendenti e spingono sui servizi online», spiega il fenomeno Primizia. Ma se internet può andare bene per i più giovani, sicuramente incontra difficoltà di adesione da parte dei più anziani, che non hanno dimestichezza con questi strumenti. «In una decina d'anni, le banche sul territorio veneto si sono ridotte del 36%. Solo dal 2017, il numero dei Comuni della regione con servizi bancari si è ridotto del 6%. Ma a Belluno il dato è ancor più drammatico, perché siamo a tre volte di più, intorno al 17%», insiste la segretaria della First. «Siamo una provincia di montagna che ha le sue problematicità. Il progressivo spopolamento indebolisce i servizi fino, purtroppo, alla cancellazione». Una soluzione? «I Comuni interessati o la Provincia», suggerisce Primizia, «dovrebbero essere disponibili a mediare sull'affitto del locale. Se ci tengono ad evitare la desertificazione dei servizi, un compromesso potrebbe essere quello di garantire alle banche un locale non dico a costo zero ma ad un affitto ridotto». E, in ogni caso, aggiunge la sindacalista, «ricordiamo alle banche il ruolo sociale che hanno, ruolo sancito dall'art. 47 della Costituzione, quello che intende vigilare sulla tutela del risparmio e dei risparmiatori».Cibiana di Cadore ci ha provato: «Abbiamo cercato di convincere Unicredit a lasciarci almeno un bancomat. Non ci siamo riusciti. Ma», racconta il sindaco Mattia Gosetti, «abbiamo contrattato con le Poste l'attivazione di un Atm Postamat. Il Comune ha ceduto due posti macchina per la pedana che abbatte le barriere architettoniche all'ingresso dell'ufficio e le Poste ci hanno installato il servizio. Molto appezzato in paese. Certo, per raggiungere la prima agenzia bancaria dobbiamo scendere a Valle di Cadore, è la Sparkasse; per gli altri istituti siamo costretti a raggiungere Pieve di Cadore».Pieve che vanta 4 banche come, peraltro, Auronzo, mentre a Cortina operano in 7. «Qui a Perarolo», racconta il sindaco Pierluigi Svaluto Ferro, «non abbiamo mai avuto una banca, nemmeno uno sportello, un bancomat. Ci dobbiamo accontentare del Postamat delle Poste, ma queste aprono l'ufficio a singhiozzo. Eppure ospitiamo una importante area industriale».Il primo bancomat è a 7 km, a Tai, la prima agenzia a Pieve, quindi a una decina di minuti, ma non tutti i residenti sono automuniti. «È inutile che ce la vengano a raccontare», taglia corto Svaluto Ferro. «Non è affatto vero che i servizi sociali sono in controtendenza. Banche e Poste certificano di no».È della medesima idea Mario De Bon, sindaco di Sospirolo. È dall'ottobre 2017 che l'importante comune della Valbelluna ha perso la filiale di Unicredit. Allora il Comune le tentò proprio tutte per trattenere almeno un bancomat. «Non vollero ascoltarci. Per fortuna abbiamo trovato la disponibilità di Credito Dolomiti che ha un'agenzia poco distante, a Mas. Nonostante la vicinanza», racconta il sindaco, «ci hanno attivato un bancomat. Il servizio è molto apprezzato. Anche il nostro paese, come tanti altri del Bellunese, ha una comunità di risparmiatori e costoro hanno dimostrato gratitudine per la sensibilità ricevuta».De Bon chiosa osservando che se esiste ancora una "generosità bancaria", di stampo magari naturalistico, questa arriva dai piccoli istituti. Gianluca Dal Borgo, sindaco di Chies, lo intercettiamo, insieme alla figlia, in vetta alla Tofana, dove ieri è salito a piedi. «Da quassù i problemi della nostra quotidianità sembrano attutirsi. È vero, la desertificazione bancaria è un dato di fatto, molto grave. È anche vero, però, che le Poste, dopo un periodo di pericolosa incertezza», ci dice, «hanno cercato di fare del loro meglio, attivando appunto i Postamat. Nei piccoli ma dignitosi Comuni come il nostro stanno risolvendo davvero tanti problemi della vita quotidiana». Chies d'Alpago ha la banca più vicina a Puos. --© RIPRODUZIONE RISERVATA