Nato due volte dalle ceneri delle guerre Nel 1945 la ripartenza con quattro gruppi

La storiaNato dalle ceneri di due guerre e fermato solo dal fascismo. Il secolo dello scoutismo bellunese fu educazione e crescita per intere generazioni. Lo scoutismo cattolico nasce in Italia nel 1916, in piena Grande Guerra, come risposta alla svolta militaresca e laicista che aveva investito il Cngei, cioè il primo scautismo italiano nato nel 1910 come educazione premilitare, in linea con il movimento creato da Baden-Powell nel 1907 a Brownsea. Belluno nel 1916 era sulle retrovie del fronte dolomitico e all'indomani di Caporetto aveva patito l'invasione austroungarica dall'ottobre 1917 al novembre del 1918. Il primo dopoguerra, poi, pose la città e la chiesa di fronte alla tragica conta dei danni e alla ricostruzione materiale e morale della comunità, falcidiata anche dalla pandemia di "spagnola". In tutta la provincia di Belluno la normalizzazione richiese un lungo e travagliato processo e per questo la nascita dell'Asci (Associazione scout cattolici italiani) a Belluno poté avvenire solamente nel luglio del 1921 (prima comunque di qualsiasi altra istituzione provinciale, tanto nella diocesi di Feltre quanto nelle parrocchie bellunesi della diocesi di Ceneda). Il primo gruppo scout nacque nella parrocchia del Duomo, a riprova del ruolo simbolico ma fondamentale che tale istituzione rappresentava per la chiesa bellunese. Erano anni di grande tensione sociale, tra la fine del "biennio rosso" e le prime violenze organizzate del nascente squadrismo fascista. In questo clima, il ruolo assegnato anche a Belluno agli esploratori cattolici fu duplice: da un lato l'educazione integrale dei ragazzi, dall'altro la formazione di un vero e proprio servizio d'ordine per difendere anche fisicamente le attività cattoliche e parrocchiali, in particolare quelle pubbliche come le processioni, violentemente osteggiate tanto da destra quanto da sinistra. Per questo la vita del neonato scoutismo bellunese fu subito travagliata, anche se in città i fascisti non arrivarono alle vere e proprie spedizioni punitive attuate con squadristi manganellatori contro i reparti scout, come accadde invece a La Valle Agordina o a Fonzaso. Belluno era troppo esposta e quindi i metodi utilizzati furono altri, con pressioni e intimidazioni che andarono in parallelo con il progressivo affermarsi del nuovo regime fascista. Nel 1926 il fascismo creò l'Opera nazionale balilla, permettendo ai soli gruppi Asci nei capoluoghi di sopravvivere come costola dell'Onb. A Belluno i vertici dell'Asci preferirono chiudere ogni attività, come dimostra la fiamma del riparto, ancora conservata dagli scout bellunesi, che non presenta il fascio obbligatorio da ricamare a fianco del giglio. L'ultimo assistente scout, il salesiano don Mario Signorini, venne mandato dai suoi vertici a fare il primo cappellano dei Balilla e l'ultimo capo scout, Nino Tomaselli, nel gennaio del 1928 inviò ancora a Roma la sua quota associativa. Fu l'ultima voce dello scautismo bellunese prima del silenzio totale imposto dal fascismo.Alla fine della Seconda guerra mondiale i molti semi lanciati nel primo dopoguerra germogliarono vigorosamente. Nella sola città di Belluno, entro la fine dell'estate, furono quattro i gruppi scout che vennero aperti in Duomo, a Santo Stefano, dai Salesiani e dai Cappuccini, mentre altrettanta vivacità si vide nel resto della provincia, dove entro il 1945 nacquero gruppi scout a Feltre, Pieve di Cadore, Auronzo, Fonzaso e Lentiai. Il movimento subì un nuovo blocco con l'inizio della Guerra fredda, una situazione che per oltre un decennio, fino alla seconda metà degli anni Cinquanta, vide in provincia la presenza dei soli gruppi scout di Belluno e di Feltre, cui si unì nei primi anni Sessanta quello di Mel, nella diocesi di Vittorio Veneto.Il nuovo spirito che animò il mondo cattolico negli anni del Concilio Vaticano II produsse alcune novità anche all'interno dello scoutismo. Nel campo educativo, anche a Belluno nel 1964 nacque finalmente il gruppo femminile AGI (Associazione guide italiane), fondato da Licia Chierzi con don Attilio Giacobbi come primo assistente. La presenza di entrambe le associazioni, assieme al nuovo clima culturale che si respirava in quegli anni, avviò anche a Belluno un dialogo che attraversò e scosse profondamente lo scautismo maschile e femminile, chiamati a un confronto sempre più serrato e costruttivo che porterà alla fusione delle due associazioni nel 1974, dando vita all'Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani (Agesci). --Fabrizio Ruffini© RIPRODUZIONE RISERVATA