Smottamenti e cadute sassi: pericoli lungo sentieri e ferrate

L'allertaRitorna il caldo torrido. Il Soccorso Alpino lancia l'allarme rispetto ai sentieri troppo esposti. E l'Arpa segnala che il permafrost sta ulteriormente scendendo. «In quest'estate, caratterizzata da temperature elevate e scarsità di regolari precipitazioni, ma interessata da fenomeni temporaleschi molto intensi e localizzati, bisogna evidenziare che lungo i sentieri e le vie ferrate si possono verificare, ancor più che in altre annate, smottamenti o cadute di sassi», avvertono dal Soccorso alpino bellunese. «Particolarmente pericolosi per gli escursionisti sono i passaggi nei conoidi di ghiaia e sassi, lungo e sotto le pareti rocciose, su sentieri scoscesi e percorsi attrezzati». Anche quando la montagna viene affrontata dall'escursionista con responsabilità, consapevolezza delle proprie possibilità fisiche, rispetto per l'ambiente naturale e per il prossimo, «essa rimane pur sempre un ambiente austero e non privo di pericoli oggettivi e imprevedibili, ancor più in epoca di cambiamenti climatici». Il Soccorso alpino mette dunque in guardia: «Impossibile è per chiunque prevedere e valutare la pericolosità di un sentiero o di un percorso attrezzato in caso di violenti fenomeni temporaleschi. Si consiglia vivamente di non affrontare tali itinerari in queste condizioni, evitando di camminare sotto pareti rocciose, in gole torrentizie, su nevai o su ghiaioni».Nel caso, poi, delle vie ferrate, si ricorda che queste sono divise in gradi di difficoltà e vanno percorse in base alle proprie capacità e dotati di attrezzatura idonea e omologata.Un nuovo allarme arriva dall'Arpa, che ha diffuso il rapporto di luglio sulle risorse idriche. «In quota il mese di luglio è stato, dopo il 2015, il più caldo dal 1988. La neve è pressoché scomparsa anche nelle zone glaciali. Lo strato attivo del permafrost nel sito campione di Piz Boè, nella terza decade del mese di luglio, è più profondo di circa 80 cm (temperature positive fra i 4.5 e i 5.5 metri di profondità) rispetto alla media (fra i 3.5 e i 4.5 m di profondità». Che cosa significa? Che c'è un maggiore rischio di crolli, come sempre, peraltro, si sono avuti dalle pareti più fragili. Le precipitazioni totali mensili, informa ancora l'Arpa, sono state inferiori alla norma, in alcune zone in maniera significativa, con deficit mediamente compresi fra 15 ed il 35%, anche se si riscontrano estremi che vanno dal -6% a Forno di Zoldo al -51% a Col Indes di Tambre, dove è piovuto quindi la metà del consueto. Il bilancio pluviometrico da inizio anno mostra ancora un deficit consistente sulle zone centro-meridionali della provincia, con scarti compresi fra -25 e -55%, mentre su quelle settentrionali l'anomalia risulta inferiore (-20% in media) o addirittura assente (a Santo Stefano è piovuto l'8% in più). --Fdm© RIPRODUZIONE RISERVATA