L'amico di famiglia piange il piccolo Ismail «Portare un bimbo in Siria era da pazzi»

la testimonianzaGigi SossoMamma Lidia non ha più lacrime da piangere. Forse il suo cuore le aveva già suggerito che Ismail Davud non fosse sopravvissuto in Siria, ma il suo istinto le ha sempre imposto di continuare ad aspettarlo. Nel 2015, è andata anche a cercarlo fino al confine sud della Turchia, insieme all'inviato de La 7 Pablo Trincia e, all'epoca, quel bellissimo bambino avuto con il foreign fighter bosniaco Ismar Mesinovic era sicuramente ancora vivo. Il 19 dicembre di tre anni dopo è stato dichiarato deceduto, dopo un bombardamento delle forze americane a Baguz, come figlio adottivo della coppia di origine serba Rejhan ed Emina Plojovic.Contattata su messenger e raggiunta più tardi sul cellulare, Lidia Solano Herrera non se la sente di aggiungere parole a una vicenda, che l'ha profondamente segnata: «Preferisco non dire niente: vi prego di rispettare il mio dolore».Uno che conosceva bene sia Mesinovic che il suo compagno di guerra santa Munifer Karamaleski è il cittadino marocchino Zaidi Allal dell'Unione italiana Migranti del mondo. A Belluno, lavora anche per il sindacato Uil e si definisce un musulmano credente, ma non molto praticante. È un tipo all'occidentale, pur tenendo molto alle sue origini: «So che questi due ragazzi frequentavano il centro culturale islamico As Salam di Ponte nelle Alpi, che era gestito da persone assolutamente perbene. Talmente perbene che in Siria sono andati in due, ma chissà quanti altri sono stati convinti a non andare a combattere per lo Stato islamico. Quando hanno cominciato a frequentare altre moschee e ad ascoltare i sermoni dell'imam itinerante bosniaco Bilal Bosnic, sono completamente cambiati, decidendo di lasciare sia la casa che il lavoro, per andare nel califfato nero».Entrambi provenivano da famiglie rispettabilissime, che stanno ancora soffrendo le conseguenze delle loro scelte. Il padre Musafer Karamaleski, che da qualche anno ha traslocato a Farra d'Alpago con il resto del nucleo familiare, dopo gli anni a Palughetto di Chies, fa il carpentiere e aveva chiesto la cittadinanza italiana con la moglie Rahima: «La pratica è stata presa in considerazione, ma durante l'istruttoria è emerso che il figlio era partito per la Siria come miliziano dell'Is e questo aspetto ha bloccato tutto. Non l'ha mai ottenuta, pur avendo tutti gli altri requisiti necessari. È sempre stato un grande lavoratore ed è significativo il fatto che abbia ripudiato il figlio, non condividendo per niente la sua scelta».Ma le conseguenze più pesanti sono state per i piccoli, le vere vittime di storie così strazianti e, viste dall'esterno, senza alcun senso. Ismail Davud Mesinovic non c'è più e non si conosce il destino delle tre bimbe di Munifer e Ajtena Karamaleski. Erano partite con loro. Potrebbero essersi fermate in macedonia p aver seguito i genitori in Medio Oriente"Giovanissime vite spezzate. Bambini senza alcuna colpa, che hanno pagato con la vita responsabilità di altri. Portare dei piccoli in un teatro di guerra non promette niente di buono». --© RIPRODUZIONE RISERVATA