Bim Gsp, Alano e Quero Vas chiedono il recesso dalla società

Irene Aliprandi / bellunoLa questione è vecchia di quasi vent'anni e dal 2017 è diventato un vero e proprio problema per i Comuni interessati, ma finora Bim Gsp l'ha ignorata. Nei giorni scorsi, in occasione dell'assemblea dei soci, però, è tornata di attualità perché i Comuni di Alano e Quero Vas sono obbligati ad agire dalla legge Madia. A risollevare la questione è stata il sindaco di Alano, Serenella Bogana. «Il nostro Comune, come quello di Quero Vas, appartiene ad un Ato diverso (Alto Trevigiano) e ha anche un gestore diverso. La nostra partecipazione all'interno di Bim Gsp, quindi, non è funzionale e in base alla legge Madia siamo obbligati a dismettere le nostre quote. Ho già chiesto più volte, anche per iscritto, che venga trovata una soluzione, ma non è successo. Ora il problema si fa sempre più stringente e si aggiunge la questione dei proventi della vendita delle quote Ascotrade, soldi con i quali si pensa di realizzare opere extra tariffa nei comuni serviti da Bim Gsp. Alano, ovviamente, non compare nel piano degli investimenti della società e il mio Comune sollecita una soluzione. Ma c'è un altro problema: fino a quando nella società saranno presenti soci "estranei" alla gestione, il servizio non si può definire in house».Alano, dunque, vuole rientrare sia del valore delle sue quote in Bim Gsp, ma anche della sua parte di quanto incassato dalla società con la vendita di Ascotrade. Il conto non è ancora stato fatto, ma sarà sicuramente salato. Arsiè e Lamon, che avevano il problema opposto (non erano soci ma fanno parte dell'ambito e fruiscono dei servizi di Bim Gsp) hanno comprato una quota a testa da Val di Zoldo, per il valore ?i 12 mila euro l'una. Ogni Comune è titolare di 60 quote, quindi, in base a questo valore, che però è tutto da verificare e potrebbe essere inferiore, ad Alano spetterebbero 720 mila euro, più una parte (che potrebbe essere un 64esimo) dei 21 milioni ricavati da Ascotrade.«Nei prossimi giorni concretizzerò la richiesta di recesso dalla società», prosegue Bogana. «Ci sono tre opzioni: o le quote vengono acquistate da altri soci, o vengono messe sul mercato, oppure Bim Gsp deve liquidarle entro 180 giorni».Quero Vas, che è frutto della fusione di due comuni, di quote ne ha 120, ma ha una posizione leggermente diversa: «Noi abbiamo una centralina idroelettrica gestita da Bim Infrastrutture», spiega il sindaco Bruno Zanolla, «e se andrà in porto la fusione con Bim Gsp potremmo non avere più il problema della legge Madia, ma è vero che questa vicenda deve trovare una soluzione al più presto. Dobbiamo sederci a un tavolo e discuterne una volta per tutte. La legge ce lo impone».Della fusione tra Bim Gsp e Bim Infrastrutture, infatti si parla da tempo, ma l'operazione appare ancora lontana e a parte qualche dichiarazione d'intenti non vi sono atti formali. Anche Quero Vas, dunque, preme per un confronto, ricordando che i consigli comunali votarono l'uscita dalla società già al momento dell'affidamento che risale a circa vent'anni fa. --© RIPRODUZIONE RISERVATA