DOVE VANNO LA LEGA E LA DESTRA

di GIOVANNI PALOMBARINI Può essere che avvenimenti recenti e meno recenti segnalino il Nordest come la punta avanzata di una ridefinizione degli equilibri interni allo schieramento delle destre italiane? Già il governatore del Veneto è dal 2010 un dirigente della Lega Nord, Luca Zaia, che ha preso il posto di un esponente di Forza Italia, Giancarlo Galan. Dal 2007 il sindaco di Verona è Flavio Tosi, a capo di una fondazione che ha il compito di organizzare le primarie nazionali del centro-destra e di sostenere la sua candidatura a leader della coalizione; nel maggio 2014, candidato alle elezioni europee nella circoscrizione Italia nord-orientale, ha raccolto quasi centomila preferenze. In Friuli-Venezia Giulia i consensi elettorali per la Lega sono soltanto del 5% al di sotto di quelli di Forza Italia e nettamente al di sopra di quelli di Fratelli d'Italia e del Ncd. Di recente, poi, vi sono state le elezioni per il rinnovo del sindaco di Padova. Qui il successo di Massimo Bitonci è stato particolarmente significativo. Non solo perché in un quadro nazionale di forte successo del Pd alle europee ha costituito un episodio in netta controtendenza, ma anche perché, mentre in precedenza una sconfitta dello schieramento che faceva capo al Pd era stata riconducibile a una Forza Italia ancora sulla cresta dell'onda, questa volta la leadership delle destre è stata assunta direttamente dalla Lega Nord, alla quale tutti gli altri, per una ragione o per l'altra in crisi, si sono accodati. Ciò è avvenuto sostanzialmente senza discussioni. Per tutto questo vale la pena di seguire da vicino le scelte di questi protagonisti delle vicende venete, che potrebbero essere il segno di tendenze più generali. Con particolare attenzione ai punti forti della politica che questi soggetti intendono realizzare, alle parole d'ordine che propongono all'opinione pubblica e, viste le iniziali esternazioni del nuovo sindaco di Padova, al loro atteggiamento rispetto alle religioni e ai diritti umani. Perché già in passato i media avevano avuto occasione di interessarsi delle iniziative di alcuni sindaci veneti. Ha cominciato proprio Bitonci, anni fa sindaco di Cittadella, con un'ordinanza famosa. La possibilità di ottenere la residenza in paese venne legata alla dimostrazione di godere di un reddito non inferiore a una determinata cifra: misura che inevitabilmente andava a colpire soprattutto gli stranieri. Per non essere da meno il prosindaco di Treviso, lo stesso che da sindaco voleva travestire gli extracomunitari da leprotti per far contenti i cacciatori, nello stesso periodo decise di opporsi alla concessione di un luogo di culto ai musulmani paragonando la loro presenza alla crescita di un tumore. Cose del passato? D'improvviso, forse non per caso, la storia tende a ripetersi. Appena eletto, nel giro di pochi giorni, il neosindaco di Padova ha avuto due uscite che tutti conoscono. Da un lato ha affermato l'obbligatorietà del crocefisso nelle scuole e negli altri pubblici edifici, dall'altro ha escluso per il futuro la concessione di palestre comunali ai musulmani per la celebrazione del Ramadan. Non solo. Un neoparlamentare europeo eletto nelle liste della Lega si è presentato a Strasburgo con il volto coperto da un burka, con l'intenzione di denunciare un adeguamento della popolazione italiana a usanze musulmane. Sembra che gli esponenti della Lega, dopo che negli anni ormai passati di presenza al governo sono rimasti assorbiti dall'approvazione di tutte le leggi ad personam di Silvio Berlusconi, mentre la loro idea di "devolution" è in crisi e dopo che quella di Umberto Bossi di secessione della Padania è stata messa in un canto perché palesemente impraticabile, puntino oggi, nel momento in cui sembra che possano assumere la guida delle destre cominciando dal nord del paese, al terzo elemento forte della loro tradizionale politica, quello del binomio sicurezza da un lato e dura ostilità all'immigrazione e all'integrazione degli stranieri dall'altro, per mantenere e accrescere il consenso che con la segreteria Salvini hanno in parte recuperato. Ciò, anche a costo di fomentare ulteriormente sentimenti e atteggiamenti razzisti già troppo diffusi. Allora, dove sta andando la destra italiana? ©RIPRODUZIONE RISERVATA