Boko Haram: le ragazze vendute come schiave

ROMA «Abbiamo preso le vostre figlie. Ora sono schiave, le venderemo al mercato». È agghiacciante la rivendicazione di Boko Haram, il gruppo integralista islamico nigeriano, del rapimento di 223 liceali il 14 aprile scorso. «Ho rapito le vostre figlie, le venderò al mercato in nome di Allah. Appartengono a lui», ha detto il capo dei ribelli integralisti, Abubakar Shekau, in un video di 57 minuti in cui appare in mimetica davanti a un blindato e due pick-up dotati di mitragliatrici. L'uomo, circondato dai sei uomini col volto coperto, dice di tenere le studentesse «come schiave» e dichiara di averle rapite perché «l'educazione occidentale deve cessare», riprendendo uno degli slogan del gruppo il cui nome, Boko Haram, è traducibile con «l'educazione occidentale è peccato». Per Shekau la colpa delle ragazze è stata quella di studiare: «Devono lasciare la scuola ed essere date in sposa». Le adolescenti, tutte tra i 12 e i 17 anni di età, sono infatti state prelevate a metà aprile da un commando proprio a scuola, a Chibok, nello Stato del Bordo. In 53 sono riuscite a fuggire, ma 223 sono ancora nelle mani dei terroristi, mentre circolano notizie su un loro possibile trasferimento in Ciad o Camerun dove sarebbero state vendute per 12 dollari ciascuna. L'orrore piomba sulle famiglie delle ragazze e sull'intero Paese da anni insanguinato dal terrorismo di Boko Haram, alla vigilia di una nuova manifestazione dei parenti, davanti al ministero della Difesa di Lagos e della sede del capo di Stato maggiore, e dopo la marcia delle mamme sabato scorso che chiedono al governo di fare di più per le loro figlie. Una delle leader della campagna per la liberazione delle ragazze, Naomi Mutah, è stata fermata per alcune ore dopo un incontro con la moglie del presidente, Patience Jonathan, per essersi spacciata con la first lady come madre di una delle rapite. A quanto si apprende, la donna rappresentava un gruppo di madri che non erano potute andare ad Abuja per incontrare la moglie del presidente. Un appello alla mobilitazione internazionale è arrivato dal ministro degli Esteri Federica Mogherini: «La comunità internazionale si deve mobilitare, chiederò al prossimo consiglio Affari Esteri a Catherine Ashton e ai colleghi una forte iniziativa politica in sostegno alla liberazione delle ragazze rapite. Intanto ieri alla frontiera con il Camerun, sempre nel nord-est della Nigeria, Boko Haram ha messo a ferro e fuoco un'intera città, Gamboru Ngala, uccidendo un numero imprecisato di persone e costringendo gli abitanti a fuggire oltre confine, stando a quanto hanno raccontato testimoni.