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Domegge e la prefettura Ecco i problemi di cui si è discusso nCon riferimento all'incontro dei sindaci del Cadore con il prefetto di Belluno ed all'articolo del Vostro giornale, come sindaco del Comune di Domegge preciso quanto segue. Ho partecipato all'incontro con riferimento a due specifiche problematiche che sono materia quotidiana del nostro operare: la mancata pulizia dei bordi stradali da parte dell'Anas con conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti nel pieno della breve stagione turistica che coinvolge i nostri paesi. Argomento che è stato oggetto anche di un precedente incontro con il dirigente regionale Anas a Mestre e che, ad oggi, non ha prodotto nessun risultato; e una situazione di assoluta incertezza applicativa per quanto riguarda la cartellonistica stradale per la segnalazione agli automobilisti in transito di manifestazioni ed eventi che tutti i Comuni e le Pro Loco organizzano soprattutto nel periodo estivo. Incertezza che ha coinvolto Comuni vicini con conseguenze molto spiacevoli. Ringrazio pubblicamente il prefetto dott. Maria Laura Simonetti che, negli ultimi giorni di incarico a Belluno, ha promesso ai sindaci di rendersi parte attiva in vista di un contatto con l'Anas. Lo stesso prefetto proporrà al successore che si insedia lunedì 5 agosto la convocazione di una nuova riunione esplicativa della situazione con le conseguenti comunicazioni ai sindaci ed alle amministrazioni comunali coinvolte. Altri e diversi argomenti sollevati da persone presenti alla riunione in prefettura ed ampiamente divulgate a mezzo stampa non sono rappresentative del pensiero del sottoscritto. Lino Paolo Fedon SINDACO DI DOMEGGE i controlli Il Cadore non è terra malavitosa nTanto tuonò che piovve! Fiumi di inchiostro – personali – spesi per enucleare che i Monti Pallidi sono un'isola felice, splendida splendente, depurata da fenomeni malavitosi "di massa", che il suo tessuto sociale è sostanzialmente buono, che germoglia di potenzialità di vaglia, molte ancora non salite alla ribalta. Torrenti di righe per scoperchiare l'ovvio, l'acqua calda: che una "spending review" non sarebbe una misura "immorale" applicata pure alle forze dell'ordine, in una provincia di oltre 210 mila abitanti probabilmente in "surplus" rispetto alle effettive esigenze della medesima. Tanto tuonò che piovve! O, volendo, meglio tardi che mai. Già, perché i primi cittadini del Cadore hanno finalmente aperto gli occhi e, con un "tète-à-tète" con il Prefetto, hanno certificato il "pleonasmo" di pattuglie di carabinieri, finanzieri e polstrada lungo le direttrici dell'alto Bellunese, quasi che sulle stesse veicolasse il gotha della delinquenza, i guru dei clan criminali. Altro risvolto, il perché di difformi filosofie operative impostate nel Nord-Est. La questione non è di lana caprina. È concepibile che siano esclusivamente le statali dolomitiche ad essere setacciate giorno e notte, a far "star su con le antenne" gli automobilisti, mentre le provincie di Treviso, Udine e Bolzano non hanno lo stesso trattamento, venendo monitorizzate in dosi minimali? Il Cadore fa rima con turismo. Allentare la morsa dei controlli potrebbe essere giovevole, scongiurando lo spettro di veder la "nave" dei vacanzieri puntare su altri lidi. Facciamo come in Romagna. Che d'estate spalma melassa sugli ospiti. Niente croce e delizia, niente agro e dolce. Solamente delizia e dolce per le sue stazioni "cult". Il tutto ricorrendo a qualche dose di grano salis, anteponendo il guanto di velluto al pugno di ferro. E anche questo un modo per ingraziarsi il villeggiante. Pertanto, vien da chiedersi: ma il nostro amato Cadore, qualche "scorta" di grano salis l'avrà ancora? Giuseppe Da Sacco CADORE vajont Non posso credere alle parole di Padrin nGiornata torrida anche in montagna, precisamente ad Agordo, dove ho partecipato alla manifestazione per la difesa dei nostri fiumi, in cui il tema principale era la difesa del territorio e la salvaguardia delle risorse idriche, con la richiesta di fermare le centraline che deturpano il nostro ambiente e ne compromettono le potenzialità turistiche. In antitesi con le logiche di mero profitto, gli organizzatori non hanno potuto fare a meno di citare l'eclatante esempio del Vajont. Lì non fu solo l'ambiente a soccombere, ma l'intera popolazione, cui aggiungerei la vita distrutta per sempre di chi è sopravvissuto. Quando mi sono fermata per una pausa, leggendo la stampa locale, ho pensato per un attimo di essere vittima di un colpo di calore e non comprendere ciò che leggevo...Il sindaco di Longarone nella cerimonia del Pelmo d'oro perdona i responsabili, nega il dolo e parla di montagna "infida e insidiosa". Se non è la mia mente ad ingannarmi, potrebbe esserci un errore interpretativo di qualche giornalista, come umanamente può accadere, perciò contatto delle persone che erano presenti che mi confermano l'ambiguità del discorso ufficiale. A questo punto, facendo parte dei "cittadini della memoria", gruppo formatosi da qualche anno attorno ad alcuni superstiti e familiari del Vajont (e che presto costituirà un'associazione), chiedo al primo cittadino di chiarire. In caso contrario sarebbe lui a dover essere perdonato per l'ennesimo affronto e proporrei di richiederne le dimissioni. Ma come si è permesso, proprio nel cinquantenario di questo immenso crimine, voluto scientemente da uomini che hanno anteposto i propri interessi a migliaia di vite umane?! C'è stato un progetto architettato usando geologi conniventi anziché altri che denunciavano la pericolosità di quella diga per la precarietà del monte Toc, appoggi politici, corruzione, false perizie, tutto documentato e un lungo processo. Lo Stato non ha mai chiesto scusa, come richiesto dai superstiti... se il primo cittadino vuol fare il cristiano, dovrebbe sapere che il vero perdono prevede il pentimento! E poi come pretende di parlare a titolo personale in una cerimonia ufficiale? È un ossimoro! Il tempo aiuta a capire, ad elaborare il lutto, non a cancellare o distorcere la verità. Cristina Muratore coordinatrice IDV Belluno una "cittadina per la memoria" a belluno I centri commerciali sono davvero troppi nDa un po' di tempo a questa parte, girando per Belluno, si ha l'impressione che la sola forma di vita economica ancora fiorente siano i centri commerciali, i supermercati, gli ipermercati e i discounts. Come nel resto dell'Italia, questi colossi della distribuzione, a poco a poco, hanno fatto morire il piccolo commercio, le piccole botteghe di alimentari a conduzione famigliare sulle quali si reggeva il bilancio di una intera famiglia. Da ultimo questi giganti hanno dato l'assalto anche alle librerie, offrendo sconti e regali che nessuna libreria tradizionale può praticare e quindi decretanto la morte anche di questa categoria. Ho voluto fare la conta di questi grandi centri aperti nel Comune di Belluno. Eccola : Emisfero-LIDL-Euro Spin - Prix - Walber - LD - CRAI via Vittorio Veneto - META' - Famila - Billa - A&O; Cavarzano - A&O; Mussoi - Canguro - IN'S Salce - Walber Nogarè - Eurospar viale Europa. Ora, fermo restando che Belluno conta circa 33-34.000 abitanti, dividendoli per i centri commerciali viene fuori che ogni centro può contare su 2.000 clienti. Se è vero che, mediamente, la famiglia italiana media è composta da 3 persone, ogni centro può contare su circa 660 famiglie. Sottoscrivo in pieno quello che dice Michele Serra su "La Repubblica" giorni fa al proposito "nessuna ostilità preconcetta, ma una domanda sorge spontanea: Cosa ce ne faremo di questi giganti della grande distribuzione, quando ce ne sarà uno ogni 100 abitanti? Roberto Muraro