Elsa che per prima volò sul Veneto

di Silvia Ferrari Il viso magro, gli occhi acuti e vitali, la compostezza fiera di chi sa di essere protagonista di una conquista epocale. Nelle foto che la ritraggono da giovane, i capelli le incorniciano il viso in quelle acconciature degli anni Trenta che sembrano ricercare gli angoli e le curve del volto e lo sguardo vitale e composto sembra sfidare la macchina fotografica. Camilla Elsa Buffa Dalle Ore era decisa e dolce, fiera e nobile. È morta a 108 anni portando con sé la propria dolcezza e la propria volontà, ma lasciando a figli, nipoti e a chi ne ha conosciuto la storia, la sicurezza che sono le piccole svolte di ogni uomo o donna a segnare le tracce del nostro passaggio. Non è stata una femminista Elsa Buffa. Almeno non nel senso disegnato dagli anni Settanta e dalle suffragette. Ma la sua lotta per l'emancipazione e l'indipendenza l'ha accompagnata per tutta la vita rendendola una leggenda. Fu il cielo a renderla regina. Il suo amore per il volo l'ha condotta a un traguardo epocale: Elsa Buffa è stata la prima aviatrice del Triveneto. Ha ottenuto il brevetto di pilota al Club del volo di Vicenza nel dicembre del 1932, a 28 anni, classificandosi tra le prime cinque donne pilota in Italia. Una conquista straordinaria se si pensa alla condizione femminile di quegli anni. Un risultato così insolito che persino il celebre pilota americano Charles Lindberg, il primo trasvolatore dell'Atlantico, volle farle i complimenti con una cartolina. Il suo senso di indipendenza era però iniziato ben prima di ottenere il brevetto. Certo, l'amore per il volo, per la leggerezza che si sprigiona quando si domina il cielo, è stato uno dei leitmotiv della sua vita, ma già prima del '32 Elsa Buffa aveva dimostrato un innato desiderio di libertà e riscatto, grazie anche all'apertura mentale della sua famiglia d'origine che non la ostacolò. Nata il 3 maggio del 1904, Elsa era figlia di Girolamo Dalle Ore e Clementina Marzotto. La mamma morì nel '29 a causa della spagnola. Il padre, imprenditore valdagnese e più volte impegnato politicamente (fu sindaco di Trissino per 15 anni), si ritrovò a dover crescere otto figlie e un figlio. Elsa crebbe indipendente e decisa: ottenne la patente per l'automobile, si dedicò a diversi sport, dal nuoto al tennis al ciclismo. Fu addirittura arbitro in importanti tornei di tennis, tanto da essere premiata come miglior giudice di gara. Nonostante la loro fosse una famiglia agiata, insieme alle sorelle amava pagarsi le vacanze estive, coltivando bachi da seta nella villa di famiglia e vendendoli poi alle filande locali. Il brevetto di volo Elsa lo ottenne pilotando aeromobili precari e certamente non facili da condurre (Fiat AS 1 e Caproni 100): ogni settimana si recava a Vicenza in automobile per carpire i segreti dell'aria dal capitano Saetta al Club del Volo di Vicenza. E il suo amore per il cielo fu così grande che anche l'uomo della sua vita, Giovanni Buffa, era legato all'aria. Ufficiale pilota del gruppo alta velocità, il tenente Buffa divenne colonnello per tutta la seconda guerra mondiale. Si conobbero in montagna, a Cortina d'Ampezzo, in occasione di una settimana bianca che il capitano Saetta aveva organizzato per lei e le sorelle per premiarla del brevetto ottenuto. Già, perché Elsa Buffa amava anche sciare. Da allora l'amore la travolse e per amore Elsa girò l'Italia e spostò cuore e valige per seguire il marito nelle sue peregrinazioni tra gli aeroporti italiani. I tre figli, Felice, Antonio e Mariolina, nacquero rispettivamente a Desenzano, Udine e Roma, figli di un amore che era disposto a viaggiare. Alla fine della guerra tornarono a Trissino nella villa seicentesca di famiglia dove Elsa ha vissuto fino alla fine della sua vita. Elsa Buffa è stata una donna straordinaria, vitale e indipendente fino a 98 anni. Poi la malattia l'ha lentamente offuscata, ma nei ricordi di figli e nipoti resta l'immagine di una mamma e nonna dolce ed esemplare. Ha sciato fino a 80 anni e compiuto l'ultimo volo a 95 anni insieme al nipote Vittorio Zanuso. È morta a 108 anni, ma per tutti quelli che ne hanno conosciuto la storia resterà a lungo modello di un coraggio e un'emancipazione difficili da cogliere oggi. Perché essere donna negli anni Trenta e avere il coraggio di sfidare la debolezza che la società imponeva al genere femminile è forse qualcosa che oggi scivola in una leggenda dai tratti offuscati. Nonostante questo, resta il senso di una grandezza d'animo profonda, l'impressione che una vita singola possa essere esempio e speranza. Perché, come scrisse Lindberg ad Elsa quando ottenne il brevetto di volo citando il Salmo di vita di Henry Longfellow «La vita è reale! la vita è seria!/ e la tomba non è il suo obiettivo. Polvere sei e polvere ritornerai/ non fu detto dall'anima».