Cm unica per il Cadore: Toscani «vota» sì

LOZZO.«Sì alla comunità montana unica del Cadore». Il vicepresidente del consiglio regionale Matteo Toscani raccoglie l'appello del sindaco di Lozzo, Mario Manfreda, e invita i rappresentanti di tutte le amministrazioni cadorine a un incontro che serva per definire una posizione comune da portare a Venezia, dove si sta discutendo la legge di riordino proprio delle comunità montane.
Diversa invece la posizione sul referendum provinciale. Toscani parte con una sviolinata al sindaco di Lozzo: «Fa piacere che una persona autorevole e di buon senso come Manfreda rilanci l'idea di una Cm unica per tutto il Cadore, idea che negli anni Ottanta era già stata sostenuta attraverso una petizione popolare che aveva raccolto migliaia di firme».
Il resto è storia tutto sommato recente: «Nel 2008, quando ero sindaco di Valle, insieme al collega di Cortina, Andrea Franceschi, avevo messo a punto una proposta che prevedeva proprio l'accorpamento delle tre Comunità montane e che era stata approvata anche dal consiglio comunale. Credo che i tempi siano finalmente maturi per attuare questo progetto di riforma amministrativa che può essere un punto di svolta per il territorio cadorino e ampezzano. In questo momento di grave difficoltà economica anche per gli enti locali», aggiunge il leghista, «la classe dirigente deve compiere uno sforzo di rinnovamento e deve avere visioni che superino i confini municipali. Non dobbiamo avere paura di istituire un ente troppo grande, né dobbiamo commettere l'errore di immaginare la Cm come mera gestrice di servizi».
Sottolineatura quest'ultima fatta anche da Manfreda.
«Dobbiamo invece immaginare un ente che, senza configgere con l' amministrazione provinciale, svolga anche attività di programmazione e di coordinamento tra le diverse realtà municipali, ad esempio sui servizi, sulle opere comunali di valenza sovracomunale e sulle opere sovracomunali».
Toscani non vede nessun possibile conflitto: «Non vedo in questo progetto alcun doppione della Magnifica», precisa, a scanso di equivoci, il consigliere regionale, «che è e deve restare un ente morale che si occupa di cultura e non di questioni politiche e amministrative».
Il vicepresidente del consiglio regionale invita poi a restare concentrati su progetti concreti e attuabili come la creazione di un'unica Cm, lasciando da parte iniziative come il referendum provinciale «che rischia di dividere senza portare ad alcun risultato. Se vogliamo risolvere i problemi», conclude, «dobbiamo andare oltre la protesta, per quanto motivata. Ma soprattutto dobbiamo superare i campanilismi: a questo proposito, spero che la proposta di un'unica Cm trovi un consenso pressoché unanime, nell'interesse del territorio e dei suoi abitanti».

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Cristian Arboit