«L'agricoltura trentina non ci piace»

BELLUNO.L'eldorado Trentino? A molti agricoltori biologici della provincia ordinaria di Belluno non fa per niente gola. Anzi. In tempi di secessionismo spinto, la voce del gruppo Coltivare Condividendo, è decisamente fuori dal coro.
La presa di posizione arriva a pochi giorni dalla pubblicazione sul nostro giornale di un articolo sui prodotti tipici bellunesi inseriti recentemente in un elenco del Ministero delle politiche agricole. Fin qui tutto bene, ma non il paragone con la provincia autonoma di Trento. Per il gruppo, che raccoglie numerosi produttori 'bio" del Bellunese, l'agricoltura trentina non deve essere presa da esempio. «Siamo ben consapevoli che ci sono stereotipi duri a morire ma il modello trentino non è quello che vogliamo per la nostra provincia». Per Coltivare condividendo basta farsi un giro oltre confine per capire che non sono tutte rose e fiori. «In Val di Non impera la monocoltura intensiva della mela, fatta di meleti intensivi e super trattati», sottolineano da Coltivare condividendo. «Asili, giardini, camere da letto sono invasi dai pesticidi. Anche la popolazione si sta mobilitando».
Ma il gruppo allarga l'analisi pure ad altre coltivazioni trentine famose in tutta Italia, come le fragole della Valsugana e della Valle dei Mocheni: «Sono frutti abbondantemente irrorati di concimi e pesticidi». Nel mirino, anche il modello trentino di sostegno alla zootecnia in montagna. «Si basa sulle grandi stalle. E' un sistema che sta disseminando sul territorio problemi importanti. Le vacche all'alpeggio poi vengono nutrite con mangimi e la cura dell'ambiente ne risente».
«Le magagne da elencare sono tante», proseguono gli agricoltori del gruppo. «Per questo ci chiediamo se noi, per consentire alla nostra provincia di esprimersi al meglio, dobbiamo rivolgerci a un modello di questo tipo, non solo 'super finanziato" e dopato da questi finanziamenti a pioggia, ma con situazioni di criticità palesi che solo un'ottima pubblicità riesce a celare».
«Crediamo invece in un'agricoltura sostenibile, nella biodiversità, nei prodotti a chilometro zero e nella tipicità», concludono. «Dobbiamo smetterla di guardare alle pubblicità patinate e costruire insieme un futuro davvero nostro». (cr.ar.)

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