Costantin, un avatar a Fornesighe


Tutti in fondo coltiviamo i nostri sogni di una vita migliore, o comunque diversa o alternativa rispetto a ciò che il convento della vita normale passa alla nostra scontata quotidianità. Tutti in definitiva siamo un po' avatar, che nel gergo di internet indica appunto una persona reale che sceglie di mostrarsi agli altri attraverso una propria rappresentazione, sia essa un fumetto, un testo, una foto.
Il luogo di maggiore utilizzo degli avatar sono i forum, ma per la gran parte delle persone essi rimangono o belle speranze lasciate nel cassetto o scheletri inquietanti incapaci di uscire dall'armadio. Per Daniele Costantin (Daco), artista ribelle e geniale di Fornesighe di Zoldo, no. Il discriminante tra vita 'normale" e realizzazione di sé 'virtuale", tra arte e prassi, per lui è più sottile, tanto che forse neppure esiste.
Ecco perché non sorprende più di tanto trovare le sue opere, intrise sempre della terra e della luce zoldana, e perciò terrene e reali di per se stesse, esposte nella mostra più virtuale che ci sia: la Galleria Szczepanski di SecondLife. La rassegna, inaugurata domenica 18 aprile, rimane aperta fino al 30 maggio ed è disponibile all'indirizzo http://slurl.com/secondlife/Galleria/149/53/22.
Daniele Costantin, nato nel 1961 a Belluno da genitori emigranti gelatieri operanti in Germania, è cresciuto tra la cittadina tedesca di Schwetzingen, sobborgo di Mannheim/Heidelberg, e i monti dello Zoldano. Tra frequentazioni al museo dell'arte moderna di Mannheim, in Germania, e pulsioni varie del'68 in Italia, ha via via costruito una mentalità globalista e cosmopolita, sempre curiosa e riottosa, insofferente di ogni convenzione ed imposizione. Appassionato di musica jazz e blues, di Kafka e di Marquez, è andato a lavorare ad Amsterdam e a Colonia, facendo il gelatiere ma non lasciandosi scappare mai un museo nel tempo libero. Nel 1981 è ritornato nel Bellunese e due anni dopo si è sposato con Michela dalla quale ha avuto un figlio.
Ha lavorato nel comprensorio di Zoldo, poi nella gelateria paterna in Germania, riprendendo gli studi di disegno e pittura molto legati all'espressionismo.
Separato dalla moglie ritorna in Italia, lavorando nel Bolzanino come raccoglitore di frutta, poi in un albergo in Zoldo. Qui ha coltivato la pittura secondo un figurativismo molto espressivo, a volte legato a concetti cubisti e a paesaggi via via sempre più astratti, tesi alla ricerca di un segno e di un colore più moderni e veri.
Nel 1987 si innamora di Cinzia e nel 1988 è con lei a Dusseldorf, dove rimane colpito da una mostra di Schifano e dal clima tollerante della città, che non lesina finanziamenti anche ai centri della cosiddetta contro-cultura. Riapprodato a Zoldo, studia le basi del pensiero filosofico, leggendo Nietzsche, Kierkegaard, Heidegger e Sartre. Trasferitosi nel Cadore, avverte sempre più insostenibile il contrasto con le micro-realtà quotidiane e cerca sollievo aiutando un amico nella conduzione di una malga in alta montagna.
Intensifica il suo astrattismo, alimentando una pittura che tende all'integrazione e all'equilibrio tra conscio ed inconscio, e lavora prima come saldatore, poi in una ditta edile.
Nel 1992 espone in una mostra a Zoldo e a Longarone le sue poesie e pitture ricevono apprezzamenti, ma anche critiche. Nel 1994 nasce il figlio Soel e nel 2001 Daniele apre un'enoteca nello Zoldano, dove però avverte una mentalità troppo conformista, che lo induce a definirsi 'artista in sciopero" e a dedicarsi alla yoga. Dopo aver 'scoperto" l'uso del computer ed internet, entra nell'affascinante mondo di Second Life e vi trasporta il suo espressionismo astratto.
Ha detto di lui Roberta De Villa: 'Egli usa lo spazio per fare arte, si appropria di questo elemento impalpabile ed indefinibile e lo adopera, si potrebbe dire, per creare. Daniele parla per spazi: tra le parole lascia sempre dei puntini di sospensione... lascia passare del tempo tra l'inizio e la fine di un'opera, di modo che l'esecuzione possa mutare in esso, possa quindi in qualche modo avvalersi di istanti, ore, giorni di vita per crescere e fissarsi infine sulla tela, sugli svariati materiali ingegnosamente assemblati dalla creatività. La matrice espressionista dei suoi dipinti sconfina nell'astratto, una sorta di empatico abbraccio tra conscio ed inconscio, foriero di poetiche trascendenze. La sua arte è infine mescolanza di stati d'animo scanditi dal tempo».
E l'artista dice di se stesso: «Perseguo un mio discorso evidentemente ideologico e politico, sottolineo i problemi del nostro tempo (provincialismo, mafia, populismo, anti-modernismo). Il disagio di una società che cambia in maniera fin troppo veloce il modo di essere e di sentire. Calco sulle mie e altrui debolezze, emergendo il tutto in una nuova ottica, che fa da filtro concettuale ed emozionale tra me e gli altri, cercando una comprensione diversa e più profonda della realtà».
Ma al di là di ogni spiegazione teorica, solo una carrellata tutta digitale sulle opere presenti sul sito dell'artista (www.danmalatesta.spaces.live.com) potrà rendere intero lo spessore dell'uomo e della sua opera.

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Walter Musizza e Giovanni De Donà