Yana, la figlia di Cini che per amore diventò principessa


Bella e dal carisma inimitabile, decisa ma dolcissima, riservata ma passionale nel suo amore per l'arte e per il «bello», sensibile e affettuosa. Eccola Yana Cini Alliata di Montereale nel ricordo di Giovanni, il primo dei cinque figli che ebbe dal Principe Fabrizio. Domani pomeriggio all'isola di San Giorgio, a Venezia, una serata dedicata a lei, dalle 17.30 in poi, con interventi di Giovanni Bazoli, Mina Gregori e Alessandro Meccoli. Per l'occasione, sarà visitabile gratuitamente il palazzo Cini di S.Vio (dalle 11 alle 13 e dalle 14 alle 17.30). Il ritratto che poco alla volta prende forma sembra uscire dalle pagine di un romanzo. Yana, con la gemella Ylda, Giorgio e Mynna, è figlia di Vittorio Cini e Lyda Borelli: nasce l'8 gennaio 1924 dal loro amore cosi bruciante e passionale che subito dopo il matrimonio con la sensuale diva del cinema muto il gelosissimo imprenditore mecenate toglierà fisicamente dalla circolazione le pellicole dei suoi film, rendendone impossibile la visione a chiunque. Durante l'adolescenza Yana, colpita dalla poliomelite che ne lesionò la gamba destra, passò lunghi periodi d'immobilità: occasione per lunghe letture e approfondimento della sua formazione culturale e la maturazione di una particolare sensibilità per la sofferenza. Il farsi carico dei problemi, non solo economici ma anche esistenziali delle persone meno fortunate fu un tratto che la accompagnò per tutta la vita, rendendola in questo molto simile a suo padre. Il critico d'arte Bernard Berenson, amico di Vittorio Cini e suo ospite, nei primi anni Cinquanta, nel mezzanino della casa veneziana a San Vio, chiese di chi fosse quella ricca collezione di libri con chiose e notazioni cosi stimolanti: era la biblioteca di Yana. La giovane Cini non visse però solo fra libri e opere di bene: nel 1950 incontra il Principe Fabrizio Alliata di Montereale durante un cocktail a Roma: la serata si conclude da «George»: nel locale c'era un chitarrista e Yana inizia a suonare con lui. E' il colpo di fulmine, il principe se ne innamora all'istante. A differenza di suo padre che nel giro di un lampo sposò la bella attrice, il loro corteggiamento, di stampo quasi ottocentesco tanto che si danno del «Lei» fino a poco prima del matrimonio, dura tre anni. Fabrizio è ormai di casa al Gritti e lei lo porta in giro per la città leggendogli la guida del Lorenzetti, d'estate invece s'incontrano a Taormina: lei stava alla «Guardiola», la villa dei Cini, lui al Grand Hotel San Domenico. I rotocalchi dell'epoca sono zeppi delle foto del matrimonio da fiaba, celebrato il 16 febbraio 1953 alla Salute e seguito dal mitico ricevimento a San Vio. Vivono a Roma dove nascono Giovanni, Vittorio, Domizia, Giorgio e Paolo, e Yana da quel momento si dedicherà interamente a loro, seppur tornando spessissimo a Venezia per seguire la Fondazione. Una donna che ammaliava tutti col suo fascino, ma anche una madre meravigliosa, e parlando di lei gli occhi del principe Giovanni s'illuminano: «Mi perdonava tutto, faceva fatica a dirmi di no, anche se coi miei fratelli siamo cresciuti secondo i valori etici di una buona educazione 'all'antica". Quello che mi manca di più è il supporto morale: insieme a lei avevo sempre la sensazione di solidità e sicurezza e fra fradi noi c'era una grande confidenza, comunicava in modo incredibile e con grande sensibilità». I ricordi di Giovanni spaziano dalla Grecia al Medio Oriente, nei tanti viaggi fatti insieme al fratello Vittorio con mamma e papà e l'inseparabile Guide Bleu in francese, che secondo Yana era la migliore: «Con la sua vivacità intellettuale ci ha tramandato l'amore per l'archeologia, l'arte, l'architettura e per il '«bello", ereditata a sua volta dal padre, come se la passione estetica fosse una sorta di Dna imprenscindibile per la famiglia Cini». Dalla sua infanzia dorata nella prima famiglia di Venezia, le derivò un'ansia compensatoria che la spingeva verso il volontariato: nel 1969 insieme al marito, costitui, grazie all'amicizia con Albert Sabin, l'Associazione Italiana contro le Leucemie, tuttora operante e di cui, a Venezia, si occupa Giovanni. La favola di Yana Cini Alliata di Montereale inizia a spegnersi nel 1971, quando viene operata per un tumore benigno, i cui postumi seppur stoicamente sopportati la torturarono. Decise di donare alla Fondazione una consistente parte dell'eredità: i due piani nobili del Palazzo di San Vio, dimora di famiglia, e le collezioni di dipinti toscani e oggetti d'arte «perché fossero quivi permanentemente esposte e per renderle accessibili alla generalità del pubblico». Yana avrebbe voluto che la straordinaria donazione avvenisse in forma anonima. La Galleria curata da Federico Zeri venne inaugurata il 21 settembre 1984. Davanti al Patriarca Marco Cè, in punto di morte, passò a Giovanni il timone della Fondazione Cini, lasciandogli il suo posto nel Consiglio Generale. Mori il 5 aprile 1989.

Alessandra Artale