De Podestà, ricordo ancora vivo

SAPPADA. Arrivano sempre puntuali e perfette. Sopra la sacra scalinata di Redipuglia, i fori imperiali o i verdi rettangoli di grandi manifestazioni sportive, tracciano una scia tricolore che invita all'alto i cuori. Che l'occasione sia sacra o profana, sanno suscitare comunque ammirazione tecnologica, fierezza patria, sensazioni estetiche, spettacolo e tante altre emozioni ancora pubbliche e private. La Pattuglia Acrobatica Nazionale gode più che mai di un prezioso carisma, in Italia più unico che raro: coniugare un patrimonio di tecnologia, d'efficienza, di ardimento con il sentimento, l'orgoglio e le ambizioni di un popolo, operazione tanto più difficile quanto più impopolare e sclerotica appare talvolta la struttura militare nel suo complesso o lo stesso burocratico contesto del nostro apparato statale. Pia illusione, dice qualcuno, operazione maliziosamente demagogica, fiore all'occhiello da esibire alla nostra vanità internazionale... Ma certe figure come il 'Cardioide", 'Arizona", o la classica 'Bomba" entusiasmano, sanno fondere in una totale sinergia partecipativa la nostra memoria storica e la nostra speranza. Sanno unire, insomma, facendo dimenticare per alcuni secondi diatribe personali e campanilistiche, quasi un inno patrio o una musica verdiana.
Per noi esse rappresentano la perfezione, il massimo cui l'errore è estraneo. Anzi, si può dire che in noi esiste una sorte di emozione mentale, per cui anche i tragici incidenti, purtroppo avvenuti, sembrano volare via più rapidi nella memoria collettiva, senza incrinare il mito. Ma tutto ciò può essere deleterio, in una certa misura disumano: più che la capacità umana e la sua sembianza fraterna rischiamo di amare la macchina impersonale, senza cuore e senza volto. Come tutte le manifestazioni umane, anche questo spettacolo non può non aver dietro il sacrificio e talora il dolore e il pianto, e ricordarlo è cosa giusta. Il Cadore poi ha uno speciale debito di riconoscenza con due figli caduti per questo ideale e vanto nazionale: nel 1981 mori in un incidente in Medio Oriente il capitano pilota Giuseppe Frescura, di Grea. Ma più recente e viva è la figura di Gabriele De Podestà, nativo di Sappada, morto a 32 anni, il 27 gennaio 1984, precipitato col suo F 104 sui massicci apuani durante un volo d'addestramento. Era un pilota con grande esperienza di volo (circa 2000 ore) ed aveva fatto parte delle Frecce Tricolori come gregario destro (Right Wingman n.5), con gli Aermacchi MB-339 A/PAN. Il suo corpo e i resti dell'aereo, decollato dall'aeroporto del 51º Stormo di Istrana, furono rinvenuti dopo lunghe ricerche sul monte Molinatico, a quota m 1300, a sud-est del passo della Cisa, in lande deserte, coperte da un metro di neve: lasciava la moglie Silvia Piller Hoffer di 23 anni e il piccolo Davide di tre anni. L'inchiesta ufficiale, protrattasi fin troppo a lungo per la trepida attesa di tanti familiari ed amici, si concluse con il laconico responso di sciagura dovuta a fattore umano e scarsa visibilità. Gabriele era figlio di Achille, nativo di Vigo, e di Alma Giancotti; aveva frequentato la scuola di Udine e si era affermato tra i primi nel corso dell'Accademia Aeronautica. Quindi era passato a Villafranca sugli F 104 e finalmente, dal 1980, nelle Frecce tricolori. Per quanto strano possa apparire ciò, il Cadore ha nutrito sempre grande passione ed interesse per il volo e molti suoi figli, nonostante le obbiettivamente maggiori difficoltà frapposte ai loro sogni, lo hanno con ostinazione inseguito e raggiunto. Altri cadorini che si sono fatti onore nell'arma azzurra sono: Umberto Fanton, Omero Giacomelli e Ugo Vascellari da Calalzo, medaglia d'argento al V.M., Atanasio Zanella di Lozzo, medaglia d'argento al V.M., Argentino Solero da Sappada. L'ultimo rampollo di questa schiera volante è Paolo Turchetto, da San Pietro; ma il capostipite è senz'altro Giovanni Gerardini 'de Andol", di Lorenzago, soprannominato appunto 'Nani Aviator". Egli appartiene all'epopea dell'aviazione, e il suo nome è legato ai furiosi combattimenti aerei che la Grande Guerra accese e consacrò, per tre lunghi anni e sul Piave in particolar modo. I vecchi d'Oltrepiave ricordano ancora la mattina di un giorno d'estate del 1916, allorché un 'Farmann" dalle ali di tela e con le coccarde tricolori si stagliò sullo sfondo del Cridola e 'Nani Aviator" regalò alla sua gente l'inusitato spettacolo di varie evoluzioni a bassa quota. Da allora, dai furiosi battimani che si levarono dal pubblico di tanti contadini entusiasti, è nata una passione. E, a quanto pare, una vera e propria tradizione.