Marmolada, «scovato» un resort da 50 milioni

ROCCA PIETORE. Gli ambientalisti di Mountain Wilderness di nuovo alla carica per la Marmolada. Protestano perché il patto sottoscritto per il rilancio della montagna «staziona nei cassetti delle amministrazioni», ma soprattutto per un complesso alberghiero di circa 147 mila metri cubi che potrebbe vedere la luce a Malga Ciapela. Il progetto, perfezionato da una società dell'Alto Adige «per conto», come precisa Luigi Casanova, portavoce di Mw, «della Società Tofana e Marmolada», sarebbe già arrivato alla Soprintendenza di Venezia per un esame preliminare.
"Marmolada Regina delle Dolomiti Wellness e Sport Resort" (questo il nome dell'iniziativa) si propone di costruire "un paese vivo" ai piedi della Marmolada. «Noi invece riteniamo», protesta Casanova, «che, qualora un simile progetto fosse realizzato, verrebbe definitivamente pregiudicato il tessuto territoriale, sociale e culturale della conca di Malga Ciapela». Il progetto, per la verità, è parecchio ambizioso. Stando alla documentazione che si discute a Venezia, su 3000 metri quadri di territorio si costruirebbero due alberghi (41.811 mc + 21.375 mc.), alcuni chalets (16.050 mc.), infrastrutture per alberghi e aggiuntive (29.616mc. + 8043mc.), aree con piscine e attrazioni d'acqua interne ed esterne. Il tutto, come si arguisce dai documenti, per richiamare clientela selezionata e penetrare il mercato internazionale. I costi? Potrebbero superare i 50 milioni, dei quali il 20% sarebbe pagato con contributi a fondo perduto e solo un altro 20% troverebbe investimenti in mezzi propri della società. Una boccata d'ossigendo per l'assetto occupazionale di Malga Ciapela e della Val Pettorina. Il complesso, infatti, attiverebbe ben 190 posti di lavoro. Ma per gli ambientalisti mancano i presupposti della compatibilità ambientale.
«Non si può inoltre ignorare», puntualizza ancora Casanova, «lo stretto legame esistente fra il rifacimento dei tre tronchi della funivia e quest'ultimo investimento. Sono due aspetti dello stesso problema e così definiti contribuiscono a cancellare ogni possibilità di riqualificazione e di dignità dei progetti previsti nel "patto per la Marmolada". Non è pensabile di svendere una intera montagna agli interessi di singoli privati senza curarsi minimamente delle ricadute ambientali, ma anche sociali, che un simile progetto porterebbe nell'area tutta di Rocca».
Dopo aver ricordato che «la Marmolada è patrimonio dell'intera umanità» e che è stata da poco inserita, sia per la parte trentina che quella bellunese, nelle aree SIC (Siti di Importanza Comunitaria) della Comunità Europea, Mountain Wilderness invita Comuni, Regione Veneto e Provincia di Trento (per quanto di sua competenza) «a cassare il progetto presentato» e a «riprendere un confronto diretto con tutti i soggetti firmatari del patto», ma soprattutto «ad individuare le prime realizzazioni che possono dare vita agli intendimenti condivisi da tutti per il rilancio della Marmolada e per offrire a tutti i residenti, agli escursionisti, agli alpinisti, ampie garanzie di riqualificazione turistica, di conservazione e sviluppo della Regina delle Dolomiti». Casanova e collaboratori temono, in sostanza, che accada quanto è avvenuto con il progetto di rinnovo della funivia della Marmolada. «La società funiviaria "Tofana e Marmolada Spa" dell'ingegnere Vascellari» riferisce, infatti, il vicepresidente di MW, «ha già progettato la ricostruzione dei tre tronchi della funivia Malga Ciapela-Punta di Rocca senza discutere in alcun modo con i soggetti del patto la qualità delle infrastrutture previste, le dimensioni e le intenzioni sui futuri previsti collegamenti con l'area sciabile di Porta Vescovo e quella discutibile ed azzardata di Pian dei Fiacconi, mentre il patto sottoscritto a suo tempo prevedeva ben diversa partecipazione da parte di tutti i soggetti interessati».