I ragazzi: «Noi vittime di un raid razzista»

Giorgio Barbieri«Questo orrendo episodio vendicativo e inutile non è stato provocato da un paio di sdraio occupate. Ma perché uno di questi ragazzi, di colore, è stato picchiato da uno dei bagnini domenica mattina poco dopo le sette». A parlare è Silvia, la madre di uno dei giovani trevigiani coinvolti nel pestaggio di Jesolo che si è concluso con tre bagnini finiti in ospedale e una quindicina di minorenni denunciati. La donna ha deciso però di smentire la verità che proviene dalla località balneare sottolineando anche come le forze dell'ordine intervenute alle sette del mattino avessero suggerito di non denunciare immediatamente il pestaggio del ragazzo ma di aspettare le cure dell'ospedale e di farlo poi a Treviso.il primo scontroI primi momenti di tensione, ricostruisce Silvia dopo aver raccolto la testimonianza del figlio sedicenne che non è denunciato, sono stati intorno alle 7.15 di mattina «con l'aggressione a sangue da parte di un paio di bagnini all'ultimo ragazzino, di quelli che avevano dormito in spiaggia, che non si è sbrigato ad andarsene ed era pure il più vicino alla torretta di sicurezza». «Avevano dormito la notte in spiaggia», aggiunge, «e la mattina sono arrivati i bagnini a svegliarli. I ragazzi a quel punto avevano preso le loro cose ed erano andati a fare colazione, mentre un loro amico si era attardato perché non riusciva a svegliarsi. Così i bagnini evidentemente sono passati alle maniere forti dato che appena sono tornati hanno visto il loro amico pieno di sangue. L'avevano picchiato con pugni, ma anche con le boe».i soccorsiA quel punto i il gruppo di trevigiani chiama immediatamente le forze dell'ordine che arrivano sul posto. È a questo punto che secondo Silvia succede qualcosa di strano: «La denuncia non è stata però ben accolta, anzi, il ragazzo ferito è stato invitato a tornare a Treviso dai genitori, andare in ospedale per le cure e così poi eventualmente denunciare l'accaduto». Così il gruppo si è riunito e si è avviato verso la stazione delle corriere per fare ritorno a Treviso. A quel punto però in qualcuno è scattata la voglia di farsi giustizia da soli. Secondo alcuni l'aggressione all'amico era stata a sfondo razzista in quanto se la sono presa con un minorenne in maniera esagerata e per futili motivi. il raidSul posto a Jesolo sono arrivati polizia di Stato, carabinieri, polizia locale e Guardia costiera. I trenta ragazzi si sono velocemente sparpagliati scappando a piedi ovunque, persino dietro o sotto le auto, ma le forze dell'ordine hanno iniziato le ricerche in tutta Jesolo, la spiaggia, le strade e piazze, fino all'autostazione di via Equilio. Avevano foto e video per identificarli e ne hanno subito trovati una ventina. Sono ora in corso tutti gli accertamenti per la denuncia. «Purtroppo nel fine settimana arriva di tutto sulle nostre spiagge e non è facile controllare quello che accade in ogni punto dell'arenile. La presenza delle forze di polizia è fondamentale e noi chiediamo sempre che vi siano anche dei rinforzi», ha invece detto il presidente della Federazione dei consorzi di Jesolo, Renato Cattai. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI