La rabbia di Maria Rita «Usata e poi scaricata cosa dirò ai bambini?»

Licenziata dopo vent'anni di insegnamento.«Cosa dirò ai bambini della mia classe?» Maria Rita Munisteri è una delle cento maestre trevigiane assunte in ruolo, con riserva, che ora si trovano di fronte ad un futuro nero.Classe 1981, diploma magistrale nel 1998, Maria Rita vive a Vedelago. E' entrata in ruolo nel 2017, ha già fatto l'anno di prova e pure il concorso straordinario ideato per sanare situazioni come la sua. «Sembra che tutta questa fatica non sia servita a niente», dichiara la maestra che aveva appena chiesto l'avvicinamento all'istituto comprensivo di Istrana.«Ho fatto l'anno di prova a Cessalto, oltre 60 chilometri al giorno, e ho a casa quattro bambini che mi aspettano» racconta Maria Rita, disponibile a fare sacrifici pur di lavorare. Ma non sacrifici assurdi.«Pensare che un mio collega che abita a Cessalto è stato spedito a Caselle d'Altivole, paese più vicino a casa mia. Perché non fare il contrario?», si domanda la maestra che ha tanto combattuto ma ora, più che arrabbiata, sembra quasi rassegnata. Ha insegnato per vent'anni svolgendo continue supplenze e dal 2004 ad oggi è stata chiamata a coprire senza soluzione di continuità cattedre da settembre a giugno, dunque non temporanee, ma per tutto l'arco dell'anno scolastico. Si è impegnata, ha lavorato con passione, fatto corsi di aggiornamento ....E adesso Se la legge prevede che le maestre abbiano la laurea perché chiamarla continuamente in tutti questi anni a coprire dei vuoti?Questo si domanda l'insegnante di Vedelago, il cui caso è seguito dalla Cisl-Scuola di Treviso-Belluno. Anche lei è tra coloro che hanno fatto ricorso e sono stati inseriti con riserva nelle graduatorie. Poi è arrivato l'agognato ruolo, ma la questione non sembra risolta. Anzi.«Rischio di trovarmi senza niente e sto seriamente pensando di cambiare lavoro, finché sono in tempo». Ciò che più la ferisce, oltre al fatto di essere stata arruolata e poi scaricata senza rimorsi da parte dello Stato, è l'assoluta confusione che regna in questo momento. «La lettera di licenziamento in mano non ce l'ho, non mi è mai arrivata, ne ho solo sentito parlare»,e attende ancora che, dopo le decisioni del Consiglio di Stato, il Tar Veneto emetta la sentenze di merito sul ricorso."Nel frattempo sono andata a chiedere spiegazioni alla mia scuola ma neppure là è arrivata alcuna disposizione su eventuali licenziamenti». Secondo lei non è accettabile un sistema che "prima ti arruola perché ha bisogno con urgenza di te, e dunque ti ritiene in qualche modo competente a svolgere quel lavoro, e dopo dice " Ops mi sono sbagliato".L.S.