Magie dal Giappone nelle fotografie di fine Ottocento a Villa Giovannina

Aldo MagogaLe due adolescenti, in kimono, che nel giardino si cedono il passo, l'interno di un tempio a Kyoto di Felice Beato, la dama sul risciò di Adolfo Farsari: sono l'emblema della mostra fotografica "Giappone. Impressioni di fine Ottocento", che apre oggi alla Barchessa di Villa Giovannina a Carità di Villorba. Sessantasei fotografie all'albumina in sei sezioni tematiche, che raccontano la "japonoiserie", ovvero il Giappone visto con gli occhi dei primi occidentali che lo visitarono. la collezioneAppartengono alla collezione di Valter Guarnieri, un trevigiano con la passione per l'Oriente e sono del periodo Meiji (1868-1912), quando regnava l'imperatore Mutsuhito, che incominciò a modificare la struttura politica, sociale ed economica, ancora feudale, del paese. Raramente sono scattate all'aperto o improvvisando, perché i fotografi di allora preferivano allestire set accurati per documentare gli stilemi del Sol Levante, immediatamente riconoscibili dagli acquirenti occidentali. A parte una decina attribuibili a tre fotografi, le altre foto esposte non hanno una paternità, anche se tanti erano gli studi fotografici, anche di europei, attivi dalla seconda metà dell'Ottocento nell'arcipelago giapponese. Che dal 1853 si era aperto agli stranieri dopo quasi due secoli di isolamento.dopo l'isolamentoUno dei primi ad arrivare fu Felice Beato (1832-1909), un fotografo italiano, naturalizzato inglese. Che si dedicherà ai ritratti, a scene di vita quotidiana, a vedute cittadine e a soggetti architettonici, come la "Galleria del Mausoleo dello shogun" di un tempio di Kyoto. O a narrare una "Giornata di svago" tra il verde, una foto dove le persone in movimento sulla collina quasi scompaiono a causa dei lunghi tempi di esposizione necessari per la nuova tecnica di stampa. Come altri fotografi, Beato produsse copie dei suoi originali. Ma non limitò le sue attività alla fotografia, occupandosi soprattutto di affari. Per questo ad un certo punto cederà il suo studio ad Adolfo Farsari (1841-1898), un vicentino che divenne a sua volta celebre e quotato in tutto il Giappone. In mostra c'è una sua foto di un quartiere di Tokyo: "Ciliegi in fiore a Ueno", che si possono ammirare pure nel film "Le ricette della signora Toku" di Naomi Kawase. Le foto selezionate sono rappresentazioni bidimensionali, prive di chiaroscuri, rarefatte, a volte colorate a mano nei dettagli, nelle quali il dinamismo è espresso con la sinuosità delle linee, e questo anche per i corpi. Una novità per il canone occidentale che contemplava la figura eretta, quella giacente e poche altre varianti. E allora ecco le geisha che suonano e danzano o pranzano insieme. vita quotidianaE nella sezione deputata alla vita quotidiana, donne che preparano la cena o durante la cerimonia del tè, nella foto di Kusakabe Kimbei (1861-1934), un fotografo giapponese che è stato assistente dei due italiani. I santuari e templi dello spirito. E nella quarta e quinta sezione, il paesaggio: il "Ponte delle scimmie" e quello rosso, in legno, a "Nikko". Che Claude Monet costruirà nel suo giardino sopra lo stagno delle ninfee nel villaggio di Giverny in Francia. Sopra il quale, decenni dopo, Derek Jarman, altro artista e giardiniere, si farà fotografare. E poi cascate, sentieri di bambù, il monte Fuji da Kamiide, e nell'ultima sezione, l'hanami, il rito di contemplazione dei ciliegi in fiore, che in primavera richiama milioni di giapponesi e turisti. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI