Sparisce coi quadri da vendere Gallerista ancora a processo

Di nuovo a processo Gianluca Campopiano figlio di un gallerista trevigiano. Il 47enne è accusato di appropriazione indebita, in relazione a tre quadri affidatigli da una donna di Roncade per essere venduti, donna che ieri è stata sentita in aula dal giudice Umberto Donà. I fatti risalgono al dicembre del 2015. La signora aveva ereditato quadri e sculture dal padre, collezionista e aveva deciso di provare a venderne alcuni. Era stato suo figlio a fargli il nome di Campopiano. Dopo aver scelto le tre opere da mettere sul mercato, tra cui un Nesi e un Gumirato, ha invitato nella sua casa il gallerista. «Campopiano vedendo la collezione mi ha chiesto di affidargli anche altre opere, ma gli ho detto di aspettare, di vedere prima come sarebbe andata con questi tre», ha raccontato al giudice. E in poche settimane Campopiano è riuscita vendere il Gumirato, consegnando alla donna il ricavato di 200 euro. «Per gli altri due invece mi ha chiesto di aspettare perché il compratore era in vacanza», ha proseguito la donna in aula. Solo che da quel momento Campopiano sarebbe sparito. Ai numerosi messaggi inviati via whatsapp dalla proprietaria dei quadri, mostrati in aula, non ha mai risposto. Ma né i due quadri rimasti sono stati riconsegnati alla legittima proprietaria, né le è stato dato l'eventuale ricavato della vendita. All'appello mancano circa 750 euro. Il giudice ha fissato una nuova udienza a novembre. Campopiano non è un nome nuovo alla Procura di Treviso. Nel marzo scorso è stato condannato a quattro mesi con il rito abbreviato per un'accusa di truffa in relazione ad un pagamento su Postepay. Nel 2017, con un complice di Fossalta, è stato condannato a 10 mesi di reclusione e 500 euro di multa ancora per truffa. Ed è a processo per un'altra vicenda del 2015. Un professore universitario si era rivolto a lui per rinnovare la sua collezione di quadri di pregio. Con il gallerista si era accordato per una permuta con aggiunta di denaro da parte del professore che avrebbe acquisito opere di De Chirico e Vedova per 105.000 euro. Il professore li ha pagati in parte consegnando a Campopiano altre opere d'arte, ed in parte in assegni per 17.000 euro. Una volta concluso l'affare, le opere attribuite a De Chirico e Vedova sarebbero risultate fasulle. --Federico Cipolla