Vittorio Veneto divisa nel giudizio «Molta festa, ma vicino ai giovani»

REAZIONIUna città spaccata a metà tra colpevolisti e innocentisti. L'accusa di violenza sessuale, mossa nei confronti di don Federico De Bianchi, alimenta le partigianerie. C'è chi lo assolve senza se e senza ma, chi invece punta il dito su qualche sua stravaganza. «Sono convinta sia tutto falso», dice Annalisa Rova, 54 anni, residente in largo Porta Cadore, «c'erano molte gelosie attorno a don Federico, era riuscito a portare via tanti fedeli dalle altre parrocchie. Posso dire che è stato il miglior parroco dopo don Giacomo Capraro, che era rimasto qui 35 anni. Don Federico, prosegue Annalisa Rova, «stava sempre con i giovani, arrivavano anche da fuori per farsi sposare da lui. È una persona semplice, umile, straordinaria, fuori dagli schemi. Alla messa di Natale bisognava prepararsi ore prima perché tutti volevano ascoltare le sue omelie». «È la persona più buona di questa terra», dice senza esitazione Giorgio Tavian, «ricordo quando era cappellano a Fregona, lo applaudivamo tutte le volte che finiva la predica. Riusciva ad attirare le persone. Non credo alla storia delle violenze sessuali, mi pare assurdo, sarà una vendetta di qualcuno al quale ha rifiutato qualcosa». «Don Federico veniva sempre alle nostre feste», racconta Lorenzo Baccichetti, giovanissimo gestore del bar ai Portici in piazza del Popolo, «soprattutto il sabato sera. Stava qui a parlare con i ragazzi, a dare consigli. Non l'ho mai visto ubriaco. Ricordo un giorno che si è messo a consolare una ragazza che era stata mollata dal fidanzato. No, io non credo che abbia fatto del male a qualcuno». Il parroco frequentava un po' tutti i locali della movida, da Vittorio a Conegliano. «Se in qualche occasione ha alzato il gomito non sappiamo, con noi si è sempre comportato bene», dice un avventore de La Taverna. «Non è facile commentare», dice Nerina Pierobon, catechista nella parrocchia di Santa Giustina, «posso solo dire che dal mio punto di vista è una persona incoerente. E preferirei fermarmi qui». A Santa Giustina è rimasta impressa una frase del prete nell'ultima mesa di commiato quando aveva affrontato pubblicamente l'argomento. «Ne ho baciati tanti, toccati neppure uno». --Francesca Gallo