La fine della giovane Anila

L'INTERVISTALa notizia dalla Macedonia, si è abbattuta sui familiari dei Pocesta. «È una tragedia nella tragedia, siamo sconvolti. Non avremmo mai pensato a un simile sviluppo delle indagini. Già per noi era difficile affrontare l'omicidio dello zio, della moglie e di Anila, ora pure questo»: a parlare è Amir Findo, figlio di Rasim, cugino delle sorelle Pocesta, che vive a Cordignano. «La notizia dell'arresto di Blerta - racconta Amir - ci ha lasciato tutti a bocca aperta. Queste cose le vedi nei telegiornali, non le vivi». Proprio dai telegiornali i familiari hanno appreso a poco a poco i particolari sulla vicenda. I parenti sono sbigottiti: non riescono a capacitarsi dell'ipotesi prospettata dagli inquirenti. «I Pocesta - prosegue Amir, affranto - erano una famiglia tranquilla di lavoratori, anche le due figlie maggiori, Blerta e Mukades, lavorano. Blerta faceva la commerciale, girava l'Europa per lavoro, non aveva problemi di soldi e che io sappia non c'erano mai state frizioni con i genitori, mai una lite. Non aveva molti legami con la Macedonia: è nata e cresciuta in Italia e ha studiato qui. Abbiamo saputo che Blerta ha confessato, domenica sera. La sorella Mukades, poverina, non c'entra nulla: lei era in Italia quando l'omicidio è avvenuto e ora è rimasta da sola. Sta a casa di mia zia in Macedonia, per un po' di tempo rimarrà là». Amir ricorda anche lo zio Amit: «Veniva sempre qui a Cordignano il sabato sera, parlavamo e ridevamo. Blerta invece passava una volta ogni tre o quattro anni. Gli inquirenti hanno trovato le prove che incastrano mia cugina: abbiamo saputo che era in Macedonia il giorno dell'omicidio. Sono anche riusciti a risalire a chi ha comprato la pistola. Dei due complici non sappiamo nulla, non li conosciamo nemmeno. Sono talmente confuso. Mi sembra un sogno, una cosa brutta. Mio papà Rasim è molto dispiaciuto. È stata uccisa una bambina di 14 anni. Solo un mostro fa una cosa del genere, non una persona civile». --I.P. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI