Agenzie di collocamento e alloggio per gli stranieri al lavoro nei vigneti

Nella Marca delle bollicine doc, dei pinot grigi, dei rossi del Piave, il vero problema è trovare gente "razza piave" che abbia voglia di coltivare la sua terra. E allora ci pensano loro, gli stranieri, a salvare tradizioni e prodotti che oggi sono l'immagine della provincia. E in questo spiacevole paradosso, l'istinto imprenditoriale di Marca ha trovato modo di fare impresa creando agenzie che gestiscono appalti agricoli. l'affare della FORZA LAVOROSono ancora poche, ma hanno moltissimi clienti, e soprattutto in campo vitivinicolo. Collaborano con le più grandi aziende e cantine della provincia dalle colline del prosecco alle piane del Raboso, soprattutto lì dove l'estensione delle vigne è tale da non permettere vengano gestite in famiglia, e lì dove non sono arrivate la macchine a sostituire gli uomini. Chi ci lavora? Rumeni in massima parte, qualche kosovaro, comunque soprattutto immigrati dell'est. Italiani? Manco uno, o comunque in percentuale irrisoria. E in alcuni casi sono proprio gli stranieri ad essersi fatti "padroncini" dopo anni sotto contratto, ed aver assunto a loro volta altri connazionali. Lavoro stagionale? Non solo. «Alcuni incarichi sono a tempo, per la vendemmia ad esempio, ma abbiamo incarichi che durano tutto l'anno per impiantare nuovi vigneti, preparare la terra, eseguire le potature» spiega uno dei gestori di queste "agenzie". Il caso "lasenpi"Serve chi lavori? Nel settore agricolo nomi e numeri circolano con facilità, ma sia chiaro «gli operai sono tutti stranieri» prendere o lasciare, «perché» come ammette il presidente Coldiretti Polegato, «gli italiani disposti a fare lavorare tra vigne e filari sono pochi, pochissimi». E uno dei numeri porta a San Polo di Piave, nel cuore della provincia leghista, tra vigne di rosso doc "scaricate" da decine tra immigrati e richiedenti asilo. Risponde la "Lasenpi", piccola società locale, «il nome è l'acronimo di "lavoriamo se non piove"» sorride Fabio Biancolin, che sa bene come l'acqua impedisca la vendemmia. La società si occupa di appalti agricoli, contratta con le aziende tempi e i costi dei lavori da fare, poi entra in campo coi suoi dipendenti. «Oggi ne abbiamo 300, il 97% sono rumeni» spiega Biancolin, «tutti in regola. Le aziende hanno bisogno di persone che lavorino nelle tenute, e noi lo facciamo». Giro di affari? «Quest'anno abbiamo gestito impegni per 3 milioni di euro». Concorrenza? «C'è ma vi assicuro, la richiesta delle aziende è amplissima». La Lasenpi è un piccolo colosso nascosto, oltre a lavorare su appalto per cantine come Cecchetto, Terre San Giorgio, Buso e altri, gestisce in proprio una trentina di case. Fa l'immobiliare? No, dà alloggio ai dipendenti contrattualizzati. E poi ci sono i profughiE dove non arrivano le imprese di braccianti, arrivano i centri per l'impiego, l'ufficio lavoro e le agenzie private a cui si rivolgono molti profughi accolti nelle strutture gestite dalle cooperative nella Marca. Migranti che fanno i lavori per le Doc che i trevigiani non hanno più voglia di coltivare. -Federico de Wolanski BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI