Dimissioni di massa contro la sindaca Se ne vanno in sette, giunta al capolinea

Gloria Girardini /Ponte di Piave Dimissioni di massa, sindaca Roma al capolinea. Alle 11 di ieri sette consiglieri comunali su dodici hanno presentato in municipio le proprie dimissioni facendo di fatto cadere l'amministrazione guidata dal Paola Roma. I dimissionariLa vicesindaca Silvana Boer e i due consiglieri di maggioranza Daniele Furlan e Stefano Favaro hanno deciso di non portare a termine il mandato, a otto mesi dalle elezioni. Stessa scelta per i colleghi di minoranza Gino Redigolo ("Insieme con i cittadini"), Claudio Rorato ( "Fare per Ponte"), Luciano De Bianchi e Giulia Nardi ("Siamo Ponte"). Tutti a casa. Il Comune sarà commissariato, fino alle elezioni che si terranno tra maggio e giugno 2019. La crisiDa mesi la situazione era tesa. Nell'ultimo consiglio comunale di luglio, i tre consiglieri Boer, Favaro e Furlan si sono astenuti dall'approvazione del nuovo statuto, fatto che potrebbe aver contribuito al deteriorarsi del rapporto tra gli amministratori. la spiegazione«È stata una decisione ponderata e assolutamente non politica», dichiarano in un comunicato Silvana Boer, Daniele Furlan e Stefano Favaro, «In questi quattro anni di mandato abbiamo sempre agito nel pieno rispetto di quanto previsto dal programma del nostro gruppo Vivi Ponte. Le nostre dimissioni non sono dovute a contrasti tra le forze politiche di appartenenza dei componenti di Vivi Ponte, né a contrasti con le politiche intraprese da Provincia e Regione. Quando siano stati chiamati in causa abbiamo sempre collaborato nel rispetto dei ruoli e delle competenze con tutti gli enti con i quali siamo entrati in contatto. Non accetteremo che in alcun modo le nostre dimissioni vengano strumentalizzate». l'accusa«Le nostre dimissioni sono dipese dall'atteggiamento della sindaca sempre più tesa ad accentrare tutto il potere su di sè, annichilendo i nostri ruoli all'interno dell'amministrazione e contribuendo a un progressivo deterioramento dei rapporti all'interno del gruppo», proseguono i tre, «Imputiamo inoltre a Roma una gestione personale da noi ritenuta deleteria, d'intralcio al lavoro degli uffici con conseguente carenza nella qualità dei servizi dagli stessi svolti, un'eccessiva organizzazione di eventi, molti dei quali partecipati da una ristretta cerchia di persone, con il risultato di sovraccaricare di lavoro la macchina comunale, già sotto organico. Un'imposizione troppo autoritaria della propria volontà nei confronti di alcune associazioni del territorio. Una mancata condivisione con il gruppo di decisioni e progetti di rilevante interesse generale tra cui l'iter per la realizzazione della rotatoria di Levada, sfociato in un ricorso al Tar contro il Comune e infine una serie di impegni di spesa per interventi apparsi a nostro avviso più di natura autopromozionale che di effettiva utilità, come gli orti botanici». Una situazione tesa che secondo i tre sarebbe esplosa ad agosto, portando alle dimissioni. «Non è un reato dimettersi», sottolinea Furlan. «È stata una decisione ponderata, ci siamo accertati che tutte le opere pubbliche venissero avviate, in modo che il commissariamento non cristallizzi il Comune. A breve, tra l'altro, partirà il semestre bianco».Le minoranzeSimili le motivazioni delle minoranze che sottolineano la mancanza di dialogo e confronto costruttivo con il primo cittadino. «È stata un'azione fatta assieme, Roma non è adeguata al ruolo di sindaca, abbiamo aspettato anche troppo», dichiara il consigliere Rorato. La sindaca commenterà la situazione oggi alle 11 in una conferenza stampa nei pressi del municipio.