La moglie è poco islamica e la perseguita

Marco Filippi / POVEGLIANO«Non morirò senza metterti nella tomba», «per quel Dio ti lascerò invalida», «per quel Dio ti ammazzerò». Sono soltanto alcuni dei messaggi telefonici che un albanese di 32 anni, S.F. di Villorba (difeso dall'avvocato Simone Marian), era solito inviare negli ultimi mesi alla moglie. Un comportamento sempre più aggressivo che gli è costato l'arresto con l'accusa di stalking. Non è escluso, anche se le indagini sono ancora in corso, che alla base dell'ossessiva gelosia che nutre per la consorte vi siano questioni religiose. Nell'ultimo periodo, infatti, S.F. la costringeva ad andare in moschea ed a vestirsi in un modo per lui adeguato alla religione islamica. Le minacce di "sgozzarla" o di "ucciderla" erano spesso pronunciate "in nome di Dio". GELOSIA OSSESSIVAIl rapporto tra l'albanese e la moglie, di qualche anno più giovane di lui, ha iniziato ad incrinarsi in modo irreversibile nel corso del 2017 tanto da costringere la donna, nell'ottobre di quell'anno, ad abbandonare l'abitazione di Villorba e a rifugiarsi in casa di alcuni parenti a Povegliano per paura che l'uomo mettesse in pratica le sue minacce. Alla base della vicenda una sorta di radicalizzazione degli usi e costumi islamici dell'albanese ma soprattutto la gelosia crescente che nutriva nei confronti della moglie, che per motivi lavorativi era sempre a contatto con il pubblico. Questo l'uomo non riusciva a sopportarlo tanto da minacciarla di morte e a pedinarla fino al posto di lavoro e altrove per controllare se entrasse in contatto con altri uomini. Il mese scorso sono avvenuti gli episodi che hanno indotto la donna a denunciare il marito per atti persecutori e che hanno innescato l'indagine della procura della Repubblica di Treviso. In un'occasione l'uomo, dopo aver visto che la moglie chiacchierava fuori dal posto di lavoro con una collega ed il marito, ha atteso che salisse in auto per aggredirla tirandole i capelli e minacciarla di morte. PEDINAMENTINonostante la separazione, molto spesso la donna era costretta a mandare al marito le foto dei luoghi dove andava per tranquillizzarlo. Succedeva quando era in farmacia o in piscina con il figlio. Una volta, l'indagato si è presentato in piscina dove la moglie si trovava assieme a parenti e al figlio piccolo. Per due ore ha continuato a fissarla negli occhi prima di essere costretto ad andarsene dalla struttura. Insomma, una situazione insopportabile per la donna che è stata costretta, un mese fa, temendo per la propria incolumità fisica, a denunciare il marito per atti persecutori.L'INTERROGATORIOSabato scorso, l'uomo è stato arrestato dai carabinieri su ordine di custodia cautelare emesso dal pubblico ministero Gabriella Cama. Nella mattinata di ieri, in tribunale a Treviso s'è tenuto l'interrogatorio di garanzia nel corso del quale l'albanese ha fornito una sua versione dei fatti, minimizzando la denuncia della moglie. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI