Atlantia a picco perde in Borsa oltre un miliardo di capitalizzazione

Roberta Paolini / PadovaNeppure una parola. Il no comment dei Benetton sul disastro di Genova è pesante. Le Autostrade furono (sono) il loro capolavoro finanziario. Il capolavoro dei rampanti imprenditori veneti, che vent'anni fa guidarono la cordata che si aggiudicò la privatizzazione della rete delle autostrade italiane. In tasca i miliardi generati dalla loro genialità: i maglioni colorati. In testa l'acume per la finanza di Gilberto Benetton. Raggiunsero così da Ponzano Veneto l'Olimpo della finanza: una delle poche famiglie italiane che compare nella classifica dei paperoni di Forbes. Il riscatto della provincia sull'aristocrazia milanocentrica dei mercati.Edizione dei Benetton è oggi la società azionista di riferimento di Atlantia con il 30%, che a sua volta tiene l'88% di Aspi (Autostrade per l'Italia). Atlantia ha concessioni autostradali in tutto il mondo ed ha da poco chiuso l'operazione di acquisto di Abertis, altro gigante spagnolo delle autopistas, che darà vita ad uno dei big player delle infrastrutture nel mondo. La famiglia Benetton sulla tragedia di Genova, tuttavia, ha preferito non esprimersi, in quanto non direttamente coinvolta nelle scelte operative e gestionali della società. Seguendo la logica del "siamo azionisti", investitori finanziari. E cioè spettatori di una tragedia, per quanto immane, che per sorte infausta tocca una delle loro principali partecipazioni. La reazione dei mercatiAtlantia ieri dopo la notizia del crollo del ponte Morandi è colata a picco in Borsa. Sospesa e riammessa alle negoziazioni diverse volte, toccando anche un rosso del 10%. A fine seduta il titolo ha ritracciato riducendo la voragine della perdita e portandosi ad un -5,39%. Messo in numeri oltre un miliardo di euro di capitalizzazione andati in fumo in una seduta. Il suo amministratore delegato Giovanni Castellucci contattato a pochi minuti dalla notizia del disastro ha commentato: «Non mi risulta che il ponte era pericoloso e che andava chiuso. Autostrade per l'Italia ha fatto e continua a fare investimenti». E sulle polemiche che si sono susseguite riguardo al tema degli investimenti e della manutenzione che sta diventando sempre più centrale, Castellucci ha aggiunto «non è così e tutti gli indicatori lo confermano. Però dire queste cose in questo momento, è fuori luogo». Anche se sulla situazione di quel viadotto Castellucci non più tardi di due mesi fa (il 29 maggio su Il Secolo XIX per la precisione) alla domanda: «Il ponte Morandi è un malato terminale?» rispondeva: «È un'opera che richiede continua attenzione e manutenzione. Comprendiamo il disagio, ma riteniamo che prima di tutto venga la sicurezza. Alla fine di questo intervento di manutenzione straordinaria, Genova avrà un'opera rinnovata». E infatti un intervento era prossimo, tant'è che sul viadotto, come ha precisato Autostrade per l'Italia «erano in corso lavori di consolidamento della soletta del viadotto e, come da progetto, era stato installato un carro-ponte per consentire lo svolgimento delle attività di manutenzione».I mercati, come detto, hanno picchiato duro. Per una serie di ragioni, dalle eventuali conseguenze, di natura penale, ma soprattutto per il nodo dei risarcimenti in sede civile. Inoltre pesano eventuali decisioni che potrebbe prendere l'esecutivo e nello specifico il Ministero dei Trasporti. Danilo Toninelli, titolare del dicastero, ha detto che i responsabili sono i concessionari (cioè Aspi) aggiungendo «chi ha sbagliato deve pagare sino all'ultimo». La grondaÈ certamente vero che Autostrade aveva un piano di interventi sul Ponte Morandi di Genova collassato seppellendo circa 35 macchine e 4 tir. La società aveva indetto nei mesi scorsi un bando di gara per interventi di adeguamento strutturale che interessavano il ponte proprio dove ha ceduto. L'importo in appalto era pari a 20,15 milioni di euro circa. Il Ponte Morandi era tra l'altro uno degli elementi della cosiddetta Gronda o Passante di Genova (il più imponente investimento infrastrutturale previsto da Atlantia insieme alla Variante di Valico) ora giunto al progetto esecutivo e che i Cinque Stelle volevano rivedere. Circa 4,3 miliardi di euro e una trattativa per allungare la concessione (riferiva il fatto Quotidiano del 4 di Agosto) di altri 4 anni. Un'opera in cui il Ponte Morandi sarebbe stato affiancato da un altro ponte sospeso, più lungo e tecnologico, su cui si stavano studiando vari esempi nel mondo. Come emerge dalla semestrale 2018 negli investimenti operativi di gruppo compaiono 43 milioni di euro relativi all'adeguamento del nodo stradale di Genova e sono in corso le attività per l'esecuzione dell'opera.