Partita ancora apertai sindaci ribelli sono il secondo azionista

lo scontroI privati di Plavisgas non sono proprio usciti. Rimangono con uno 0,50% che mette in ansia la stessa Lega che li ha voluti liquidare per ribadire il controllo pubblico e territoriale di Asco, ultima cassaforte pubblica della Marca.No, non è ancora finita. Perché Plavisgas, ovvero Marchetto, Malvestio & Co. hanno impugnato il valore della liquidazione, stabilito a 3,75 EUR - idem i Comuni ribelli in uscita - dal momento che F2I, la sgr milanese, è pronta a pagare anche di più. Ma soprattutto, il riassetto deve fare ancora tutti i conti con la Madia e le sue scadenze. In particolare, il 30 settembre 2018, entro cui i comuni devono definitivamente regolarizzarsi rispetto alla riforma anti-carrozzoni. Moltissimi Comuni soci (non solo la trentina contro cui Plavisgas è ricorsa al Tar, ora spostatasi al Consiglio di Stato dopo il primo round andato ai privati), hanno in teoria un mese e poco più per mettersi in regola. Non pochi, attenzione. Un gruppo si è visto impugnare da Plavisgas le delibere aperte sull'opzione della fusione; ma anche altri, con delibere non impugnate, non avevano preso una linea definita. Plavisgas, non uscita del tutto, ha intenzione di giocarsi le proprie chance fino in fondo. E come ha sempre ricordato nello scontro giudiziario a tutto campo, per chi non è in regola può scattare la perdita del diritto di voto e l'esclusione dalla società. Fin qui il fronte Madia, che pure ha visto la Lega ritirare in extremis l'emendamento al "milleproroghe" per uscire dall'empasse giudiziario .Ma non meno importante, soprattutto in chiave futura, è il riassetto della quotata Ascopiave. Dove presto il secondo azionista sarà il gruppo dei comuni ribelli che si sono fatti pagare con il concambio di azioni della quotata in Borsa - Spresiano, Mareno, Segusino, Follina, Cison, Paderno - che avranno l'11% delle azioni. Un ingresso che porta il fondo Amber (5) al ruolo di terzo azionista, e il comune di Rovigo al quarto.Con tutte le implicazioni del caso, Ascoholding resta socio di maggioranza, ma il gruppo dei comuni ribelli potrà contare su un consigliere in cda e sul presidente del collegio sindacale. Dal cda, peraltro, dovrebbe scendere presto Dimitri Coin, parlamentare: al suo posto Quirino Biscaro, oggi nel cda della Trade? Lo scontro fra i comuni potrebbe spostarsi dunque dalla casa madre alla quotata. Intanto, c'è un dato politico: in un quadro dove i partiti avevano raccomandato ai sindaci di non uscire, recede un quarto del capitale. La conferma che partiti e sindaci non viaggiano più sulla stessa lunghezza d'onda.Ma su tutto domina il futuro di Asco. F2I e Edison si ritireranno? E se la blindatura leghista terrà, nel 2019 nascerà il superpolo veneto caro a da Re, con Vicenza o Verona? O prevarrà il vecchio sogno della supermultiutility a km (quasi) zero e baricentro Marca, con acqua e rifiuti? --A.P.