Aquarius, «no» da tre Stati Bruxelles media, ma è stallo

Maria Rosa Tomasello / romaI sindaci aprono i porti, i governi li chiudono. Il giorno dopo l'appello lanciato da Sos Mediterranée e Medici senza Frontiere tre città - Barcellona in Spagna, Napoli e Palermo in Italia, oltre al porto di Sète in Francia - si dichiarano disponibili ad accogliere la Aquarius con il suo carico di 141 migranti, uomini, donne e bambini salvati venerdì al largo della Libia. Ma nessuno stato europeo è disposto a mettere fine alla nuova odissea della nave. Dicono «no» prima Malta, poi l'Italia e infine quella Spagna in cui, dopo le recenti aperture all'accoglienza dell'esecutivo guidato da Pedro Sanchez, erano riposte speranze. Per Madrid la situazione è «completamente diversa» da quando l'Aquarius fu autorizzata ad attraccare a Valencia a metà giugno con a bordo 630 persone, un numero molto superiore alla capacità dell'imbarcazione. La Spagna «non è il porto più sicuro perché non è il porto più vicino, come stabilito dal diritto internazionale» riferisce una fonte dell'esecutivo di Madrid citata da El Pais. La Aquarius «resta in stand-by e tra Malta e Italia, in acque internazionali. Attende che le sia assegnato un porto sicuro» fa sapere Sos Mediterranée. La situazione a bordo rischia di precipitare: i viveri sono sufficienti appena per una settimana, mentre le condizioni di salute delle persone, ora stabili, potrebbero aggravarsi. A bordo ci sono anche due donne incinte e due bimbi piccoli. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini ribadisce la posizione italiana: la nave «è di proprietà tedesca, noleggiata da una ong francese, equipaggio straniero in acque maltesi, battente bandiera di Gibilterra. Può andare dove vuole, non in Italia». Manda un messaggio a Londra il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli: «Aquarius è stata coordinata dalla Guardia costiera libica in area di loro responsabilità. La nave è ora in acque maltesi e batte bandiera di Gibilterra. Il Regno Unito si assuma le sue responsabilità». «Non è lo Stato di bandiera a essere responsabile del coordinamento delle operazioni» ribattono dalla Aquarius. Poche ore dopo l'emittente televisiva di Gibilterra Gbc riferisce che l'amministrazione marittima di Gibilterra ha notificato ai proprietari della nave un avviso di rimozione della registrazione, che verrà interrotta la prossima settimana, circostanza che complica ulteriormente la situazione. La mediazione della Commissione europea, che sta dialogando «con un numero di Stati membri che ci hanno contattato» per la suddivisione dei migranti, e che è pronta «a prestare pieno sostegno», non sembra produrre effetti. Il sindaco Luigi De Magistris sfida il governo, invitando l'Aquarius ad avvicinarsi al porto di Napoli, «perché qualora non li facessero sbarcare, saremmo noi ad andarli a prendere in mare». «In due mesi è stato smantellato il sistema di accoglienza in mare - accusa Claudia Lodesani, presidente di Medici senza frontiere Italia - Non c'è alcun motivo tecnico e legale per non aprirci un porto: la Aquarius ha rispettato le regole» afferma, ricordando che è stata la Guardia costiera libica a chiedere alla nave di dirigersi a nord alla ricerca di un porto.«L'Italia scivola ogni giorno di più nella vergogna» accusa Nicola Fratoianni di Liberi e Uguali. «Non si può speculare sulle vite di persone in difficoltà che hanno bisogno di aiuto» afferma il senatore dem Ernesto Magorno. E il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani (Forza Italia), chiosa: «Non è respingendo tre navi che si risolve il problema». - BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI