«Racconto Aziz e la sua migrazione La politica rifletta sul clima razzista»

«Premere il tasto delle paure legate all'insicurezza è facile, avviare riflessioni profonde sui fenomeni è faticoso, e la gente non ha voglia di fare fatica, ma mentre la politica ha gravissime responsabilità per l'attuale clima di intolleranza e razzismo, il cinema ha il dovere di proporre una visione diversa e più vera sui fenomeni, senza scappatoie». Con queste parole della regista trevigiana Martina De Polo sul suo atteso film "Shuluq, vento di mezzogiorno", l'Edera Film Festival entra oggi a gamba tesa nel tema più caldo del momento: l'accoglienza dei migranti. «Ho raccontato la storia di Aziz - anticipa De Polo - che ha 31 anni come me, era un attivista politico in Costa d'Avorio, dove veniva perseguitato, e ha intrapreso il viaggio di molti, attraverso il deserto, le torture nei campi libici, il periglioso Mediterraneo, per arrivare in un centro di accoglienza in Sicilia da cui è partito, dopo il permesso di soggiorno, verso Parigi». Una storia emblematica che De Polo, laurea Dams al suo primo lavoro da regista, ha voluto narrare in forma di documentario per conferirle una dimensione autentica. «I migranti non sono non un fenomeno mediatico, ma persone - continua la regista - i loro progetti non salgono quasi mai agli onori della cronaca e bisognava che qualcuno li raccontasse con rigore, anche grazie all'intervento di analisi geopolitiche narrate dai giornalisti Nancy Porsia e Gian Paolo Musumeci con l'avvocato Fulvio Vassallo Paleologo, che hanno partecipato al film». Ne emerge un quadro polifonico che denuncia le criticità del fenomeno migratorio, dalle sette estremiste al business dei trafficanti di uomini, dagli interventi illegittimi alle frontiere alle negligenze dei campi profughi. Ma che idea si è fatta De Polo in questo lavoro durato due anni? «L'immigrato deve essere visto, e soprattutto rappresentato, come una risorsa e non come un problema da eliminare - conclude - tutti i profughi che ho conosciuto hanno voglia di lavorare, pagare le tasse, contribuire allo sviluppo del Paese e soprattutto essere integrati. A livello politico trovo giusta la redistribuzione dei migranti tra Stati e una maggior attenzione al loro progetto migratorio, che di solito li porta laddove hanno già amici e parenti che li possono ospitare, chiudere le frontiere non serve». Ma "Shuluq" è solo una delle chicche proposte dal festival in questo "sabato italiano" che parte alle 15 in sala 2 con le tre produzioni fuori concorso: "Parole In-superabili" sulla disabilità della Fondazione Oltre il Labirinto, "Una storia di Vetro" sulla famiglia di incisori Varisco, e "Aida", in parte ambientato a Santa Cristina di Quinto di Treviso, targati Offi-Cine Veneto. --Elena Grassi BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI