L'uomo della terra e del prodotto nella famiglia della moda a colori

IL RITRATTOMARIANO MAUGERIOra che Carlo Benetton, il quarto e ultimo dei fratelli di Ponzano veneto, ha lasciato il corpo su questa terra, chi ha raccontato la storia del Nordest dall'ultimo scorcio del novecento farebbe bene ad imbastire un racconto di stampo neorealista di cui al momento siamo in grado di suggerire solo il titolo: "Luciano e i suoi fratelli, mezzo secolo di colore" . Ci vorrebbe la mano ferma e la mente caleidoscopica di un Luchino Visconti, con la sua capacità di fotografare l'Italia piccola e affamata del primo dopoguerra. Carlo nasce sul finire del 1943 in un Paese spezzato in due: al nord i tedeschi e la guerra partigiana, al sud gli alleati che avanzano con una lentezza estenuante. Senza la storia di Luciano e Giuliana, i due figli più grandi di Leone Benetton, non si capirebbe neppure quella di Gilberto e Carlo, i figli più piccoli e anagraficamente gregari, perché, come scriveva Leone Tolstoj nella prefazione di Anna Karenina, le famiglie felici si assomigliano tutte ma quelle infelici lo sono ognuna a modo suo. E il peso di questa infelicità ricade quasi sempre sui primogeniti. orfani di padreLeone Benetton è piccolo autotrasportatore nell'Abissinia mussoliniana. Una malaria galoppante contratta negli altipiani di Addis Abeba gli distrugge poco a poco i reni. Prima di morire, farà in tempo a tornare in patria, mettere su un piccolo negozio di biciclette e diventare padre di altri due figli, Gilberto e Carlo. Tocca a Luciano e alla piccola Giuliana rimediare ai guai della cattiva sorte. Nel 1945, quando muore Leone, Luciano ha solo dieci anni. Per la scuola non c'è tempo. Ci sono cinque bocche da sfamare. Mamma Rosa pensa ai più piccoli, Luciano, alle cinque del mattino, vende il Gazzettino alla stazione ferroviaria di Treviso. L'epifania di Giuliana, che lascia le scuole elementari dopo la quinta, è in un laboratorio di maglieria, un apprendistato che si rivelerà fondamentale quando il fratello maggiore, commesso in un negozio del centro di Treviso, s'inventerà il marchio "trés jolie"gli esordiNel 1950 Luciano è un quindicenne con le preoccupazioni di un trentenne. Il sior Dallasiega, un commerciante trevigiano con negozio in via Roggia, a 150 metri da piazza dei Signori, rimane colpito dai suoi papillon a righe ricavati da tessuti di scarto e lo assume. Oggetti discutibili - commenta Dallasiega - ma di sicuro originali. Il tarlo di Luciano sono i colori. La sera, quando mette in ordine il negozio prima di chiudere, osserva sconsolato maglioni di quattro tinte: nero, bianco, grigio e beige. L'Italia della rinascita pretende novità. E i colori sono un risarcimento per gli anni bui e tragici che i giovani italiani vogliono lasciarsi alle spalle. L'idea vincente nascerà da una chiacchierata serale tra i due fratelli. A 12 anni Giuliana sforna sei maglioni coloratissimi e li affida al fratello per venderli. Vanno via come l'acqua. E i sei diventano 12, 24, 48, fino a quando il dispotico Dallasiega annusa l'affare e ne ordina 600 in un colpo solo. i coloriLuciano va a Roma con il suo primo campionario, un viaggio che all'epoca gli dovette sembrare più lungo e periglioso di quello di suo padre Leone verso le colonie africane. Sbanca anche nella Capitale. E con i soldi presi in prestito i due fratelli si tuffano in un mare di lana e di telai. Con l'amico tintore Ado Montana mettono a punto una tecnica per tingere i maglioni. La produzione esplode e finalmente inaugurano il primo negozio My Market a Belluno, cui seguiranno Padova e Cortina. Di lì in poi è un successo fragoroso, una cavalcata vittoriosa sui mercati di tutto il mondo, con i giovani che fanno la coda nei negozi per accaparrarsi un maglione Benetton. L'apertura all'Avana e il timbro dissacrante di Oliviero Toscani segnano l'universalità di una formula che riesce a unire comunisti e capitalisti, africani e nordeuropei, asiatici e sudamericani. La foto di Luciano, Giuliana, Gilberto e Carlo fa il giro dei cinque continenti. I quattro moschettieri di United Colors of Benetton nati disperatamente poveri e diventati incredibilmente ricchi e famosi. Una storia, anzi la storia della laboriosità e creatività nella Vandea veneta. l'uomo della terraCarlo nella divisione del lavoro in azienda è l'uomo della terra e delle materie prime. Si dedica alle proprietà argentine dove non tramonta mai il sole e per competenza gli viene affidata la tenuta di Maccarese - la più grande d'Italia per estensione - rilevata dalle privatizzazioni statali come Autostrade e Autogrill. Il boss a partire dal nuovo millennio è Gilberto, leader della coppia di fratelli minori. Carlo accetta le leadership di Luciano e Gilberto come se fosse una scelta naturale. Più che due fratelli maggiori, per lui assurgono al rango di figure genitoriali. lezione di stileCarlo è un uomo atletico, grande appassionato di trekking, che porta maniacalmente a compimento ogni missione. Non ha l'intuito di Luciano né la creatività di Giuliana, ma è un formidabile lavoratore privo di qualsiasi smania di protagonismo. I tempi cambiano. L'abbigliamento si scolora, la finanza ormai detta tempi e metodi. La metamorfosi è compiuta, ma i profili con la mascella yankee dei quattro fratelli Benetton non suscitano più la passione di un tempo. Troppa acqua è passata sotto i ponti del Sile, e troppi interessi e diversificazioni si sono sommate nella cassaforte di famiglia. I quattro moschettieri hanno tenuto duro, almeno fino alla morte di Carlo. Nel Veneto delle lotte intestine tra fratelli imprenditori, i Benetton sono un'eccezione. La regola aurea: tutto, ma proprio tutto, è stato sempre diviso per quattro. Anche questaè una lezione di stile. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI