Senza Titolo

Da tangentopoli in poiLotta politica-giudicinon siamo vaccinati? Il difficile rapporto tra politica e magistratura non è una novità, basta non dimenticare Tangentopoli, quindi abbasso i giustizialisti ma evviva la giustizia giusta, in un Paese dove i governi sono recidivamente refrattari alla pur minima resipiscenza, e non demordono sulla laicamente sacrosantissima separazione dei Poteri, che vorrebbero abolire-normalizzare erdoganamente, esponendoci a un "rischio Weimar", ora che come il precedente anche questo governo sta mettendo le mani nervosamente sia sul motore che nel cuore di questa nazione, mentre basta un anemometro da tre soldi (marca Blowin'in the wind) per cogliere la ventata di conflitti-focolai che giocando al piccolo piromane sta sollevando e incendiando l'ircocervo giallo-nero, cavalcando la percezione più bieca, mentre in realtà se siamo invasi con certezza da qualcuno è da invasati automobilisti dromomaniaci, intanto che imperversa una lotta imbecille alla civiltà del cedere il passo al meno grande e grosso, rispettando il più debole e il suo interesse, dicendo le cose giuste nel modo-tono giusto, senza asfaltare le ragioni altrui e punendo l'eccesso di legittima difesa, perseguendo la prepotenza e l'elusione educata ma criminale, l'egoismo smodato e l'iniquità distributiva dell'utile, senza consumare anche quel che spetterebbe (è non solo per ardua sentenza) ai posteri. Fabio Morandin La MarmoladaUna lite grandeper uomini piccoli La tensione si tagliava col coltello. Non un sorriso, non una battuta, sguardi seri, visi corrucciati. Era la mattina del 13 maggio 2002 e seduti ai tavoli, uniti per l'occasione, della sala del ristoro di Punta Serauta a quota 2950, stavano, penne alla mano, i sindaci di Rocca Pietore, Maurizio de Cassan, di Canazei, Fernando Riz, il presidente della provincia di Belluno, Oscar de Bona, quello della provincia autonoma di Trento, Lorenzo Dellai ed il presidente della regione Veneto, Giancarlo Galan. Era appena iniziato il nuovo secolo e si stava ponendo fine, quelle le intenzioni, a una contesa ultratrentennale che aveva raggiunto picchi spropositati di tensione con l'utilizzo persino degli esplosivi da parte di Rocca Pietore per abbattere gli impianti costruiti sul ghiacciaio dai trentini che avevano tutte le licenze in regola. La guerra, assurda, iniziata nel 1973 ebbe una prima svolta quando la Marmolada entrò nel comprensorio "Dolomiti superski" e nel circuito "Dolomiti stars" comprendente, tra le altre, le stazioni di Arabba, Falcade e Civetta e con la constatazione che sciatori ed escursionisti si spostavano da regione a regione incuranti dei confini. Ma quell'intesa non pose fine al contenzioso tanto più che vennero subito disattese quelle "comuni azioni di salvaguardia e tutela ambientale" , fra cui il rifacimento della funivia di Malga Ciapela, parte integrante dell'accordo. Adesso l'Agenzia del territorio assegna tutto il ghiacciaio a Trento. Stiamo parlando di una guerra, ridicola, per poco più di 50 centimetri lineari di terra (! ! ! ). Ma noi siamo da sempre maestri nello scannarci a milioni per questi "affronti" e le nostre montagne sono testimoni silenti degli orrori di cui siamo capaci anche solo per 3 centimetri di cengia. La cosa più insensata in montagna sono proprio le linee di confine e lo si capisce subito arrivando su una qualsiasi vetta. Può un confine limitare il nostro sguardo che spazia sin oltre l'orizzonte. Che senso ha dire, da Punta Penia che se faccio 2 passi a destra passo il confine col Trentino e se ne faccio 2 a sinistra valico quello col Veneto? Che poi "confine" è limite solo per stupida convenzione. Se ci pensiamo "con-fine" indica una meta - fine appunto- che ci accompagna - con- nel nostro procedere pel mondo. Un procedere "lentius, profundus, suavis" come quell'immenso ghiacciaio motivo del contendere e che vide, era il 2003, dal pulpito di Punta di Rocca, padre Alex Zanotelli lanciare la sua rivoluzione umanista per un "uomo planetario" finalmente libero dal mito del denaro. Cala la sera quassù a punta Ombretta e mi scorrono davanti le parole di Giusto Gervasutti, uno dei Grandissimi dell'alpinismo, " sotto di me la città sta accendendo le prime luci e provo una grande commiserazione per i piccoli uomini che s'affannano rinchiusi nel recinto sociale che si sono costruiti contro il libero cielo e non sanno e non sentono ciò che so e sento io in questo istante..." . Vittore Trabucco / strada di BoiagoLa crisi del PdLa sinistra non ripetagli stessi erroriSta succedendo qualcosa di profondo che la sinistra non riesce ad accettare perché incapace di una seria analisi. Il Pd in quanto tale, è finito con il referendum del 4 dicembre 2016: dopo, solo confusione accompagnata da ripetute disfatte elettorali. Una dolorosa e lenta agonia la cui responsabilità non è da attribuire solamente a Renzi bensì anche a coloro che, e sono tanti, non hanno saputo o voluto contrastare la sciagurata gestione personalistica del partito imposta arrogantemente dall'ex segretario. Detto questo, diventa difficile indicare una soluzione alla crisi non solo del Pd ma di tutta la sinistra, magari riuscire a non ripetere per l'ennesima volta gli stessi errori sarebbe già una buona base di ripartenza. È soltanto con la buona politica che si può contrastare ciò che a torto o a ragione viene definito populismo, non certo limitandosi ad accusare e ad attaccare il nemico di turno: ieri Berlusconi, oggi Salvini, è una vecchia e inutile storia che si ripete. Non si tratta di rinunciare alla critica, ma piuttosto di esercitarla in termini più concreti proponendo una chiara alternativa politica in grado di elaborare un progetto di società giusta e credibile. Per riuscire nell'intento, è necessario un soggetto politico progressista al passo con i tempi e capace di separare la demagogia dall'azione politica. Silvano Lorenzon / Maserada sul Piave