Febbre in Ciad, missionario paralizzato

MONFUMO. La tradizionale festa della Madonna di Pompei, organizzata dalla Pro loco e del Comune, inizia OGGI con la "Passeggiata arte, natura e storia", percorso di 10 chilometri attraverso le colline di Monfumo con tre punti di ristoro, iscrizione entro le 9 in piazzale. Il primo maggio commemorazione dei 70 anni della chiusura della miniera, ritrovo alle 9 al tendone adiacente al Ragno d'Oro, in via La valle, e alle 10 inizio della cerimonia. Le miniere di lignite, anche se attive per poco tempo, dal 1939 al 1948, hanno rappresentato un'importante fonte di reddito per migliaia di persone di Monfumo e dei paesi limitrofi. Maria Elena Tonindi Davide NordiowRIESETrasportato d'urgenza dall'Africa per una malattia autoimmune che ora lo paralizza a letto, probabilmente a seguito della malaria e di una febbre tifoidea che lo ha colpito nei mesi scorsi. Tanta apprensione a Riese per le condizioni di salute di don Matteo Cecchetto, missionario "fidei donum" in Ciad, originario del paese di Papa Sarto. Il giovane sacerdote, 38 anni, è attualmente ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Mestre, dove è arrivato lunedì scorso. Le sue condizioni sono al momento stabili: don Matteo è vigile, ma ha gli arti bloccati a seguito di quello che la diagnosi indica come sindrome di Guillain Barrè, una malattia rara (si calcolano 1-2 casi ogni 100 mila persone all'anno), ma che è la prima causa di paresi non dovuta a traumi. Si manifesta con una paralisi complessiva che colpisce prima gli arti inferiori e poi le braccia. Le forme più gravi sono quelle che coinvolgono l'apparato respiratorio o il sistema nervoso autonomo che possono essere anche letali. A causarla è una infezione, come una forte influenza. Non necessariamente è correlata con quelle di cui è stato vittima don Matteo mentre operava in Africa - come appunto la malaria - e che costituiscono uno dei "rischi del mestiere", soprattutto per chi si trova in uno dei paesi più poveri del mondo con condizioni igieniche molto critiche come appunto il Ciad. A cinque giorni dal ricovero, i medici comunque esprimono un cauto ottimismo sulle sue capacità di recupero, che però potrebbe durare anche qualche mese La notizia del ritorno d'urgenza di don Matteo era arrivata a Riese nei giorni scorsi e aveva destato viva preoccupazione perché si ipotizzava qualcosa di ben più grave. Don Matteo è in Ciad dal 2016. Consacrato sacerdote nel 2011, prima aveva svolto la sua missione era stato vicario parrochiale a Santa Cristina e Quinto di Treviso. Quindi è stato scelto per essere uno dei sacerdoti "fidei donum" che la diocesi di Treviso invia nelle diocesi "sorelle", in questo caso quella di Pala, in Ciad, dopo una preparazione presso il Cum di Verona. Nel paese africano è impegnato, sempre come missionario fidei donum, un altro sacerdote trevigiano, don Mauro Polo. Don Mauro e don Matteo hanno una particolarità in comune. Se don Matteo è nato nel paese natale di San Pio X, don Mauro prima di partire per l'Africa aveva svolto proprio a Riese l'incarico di vicario parrocchiale.