Latte

TREVISO. In piedi c'è ancora la questione "storica" delle quote latte: riguarda pochi, irriducibili agricoltori che in questi anni non hanno mai pagato le sanzioni dell'Unione Europea per il latte prodotto in eccesso. E per questo hanno ricevuto (le ultime cartelle risalgono allo scorso novembre) multe milionarie da parte dell'Agenzia per le erogazioni in agricoltura. «Riteniamo questa partita chiusa per sempre» spiega Fabio Curto, responsabile trevigiano di Confagricoltura Veneto, «una storia vecchia, di cui è rimasta traccia in qualche situazione che riguarda i singoli allevatori». Il messaggio è chiaro: chi ha ancora contenziosi aperti non si aspetti supporto dalle associazioni di categoria. Si tratta, appunto, di posizioni aperte dagli anni Novanta, quando gli allevatori sono stati responsabili della produzione di latte ben oltre le quote previste. A ottobre del 2017 una sentenza della Corte di Giustizia Europea ha riaperto la vecchia ferita: l'Italia è stata giudicata inadempiente in quanto non ha fatto in modo che il prelievo supplementare fosse a carico degli effettivi responsabili della sovrapproduzione tra il 1995 e il 2009. Un caos: un agricoltore di Gorgo al Monticano si è visto recapitare una cartella da un milione e 400 mila euro da pagare entro cinque giorni, un suo collega di Cimadolmo si è visto chiedere un milione e mezzo, un terzo allevatore, il coneglianese Nevio Marcon, ha mostrato la sua cartella da 1,5 milioni. Cifre chieste dallo Stato italiano, che ai produttori ha chiesto di corrispondere, complessivamente, i 420 milioni delle multe anticipate da Roma a Bruxelles. Si è calcolato che gli "irriducibili", cioè gli agricoltori con un contenzioso ancora aperto, siano circa trecento in tutto il Veneto. La maggior parte aveva sotterrato l'ascia di guerra molti anni fa.