Colpi di scena in Veneto resa nei conti nel Pd

di Andrea PasseriniwPADOVAGli orlandiani già meditano di salire sull'Aventino. «Cosa ci stiamo a fare, qui? Se non ci vogliono, non faremo campagna elettorale», sbotta un loro esponente di prestigio, scorrendo le liste. A Venezia hanno il 40% del partito, hanno avuto... zero. Un solo candidato sicuro in tutto il Veneto, nel plurinominale di Padova, Vanessa Camani.Sulle macerie fumanti del Pd veneto dopo il passaggio dei carri armati renziani, c'è anche, nella giornata di ieri, la clamorosa "trombatura" di Lucio Tiozzo, in extremis silurato dal collegio - in teoria aperto - di Chioggia delle Camera per far posto a Mario Dalla Tor ( area del ministro Lorenzin) spostato da San Donà alla Laguna, a cui subentra Sara Moretto, per sfidare Renato Brunetta. Un'altra variazione in extremis, ieri: a Castelfranco non correrà Stefano Beltrame, assessore di Vedelago, ex Pd ora civico. Ermete Realacci, silurato a Roma, vede in lizza a sorpresa il suo assistente Matteo Favero, consulente del governo per il corno d'Africa e caposegreteria della commissione antimafia. Ieri mattina, l'esecutivo regionale ha ascoltato il segretario veneto Alessandro Bisato sulla maratona romana. Hanno parlato i segretari provinciali, molti scontenti, come quelli di Polesine Marca Trevigiana: il primo a rischio di essere senza parlamentari, il secondo... quasi.Solo gli ottimisti parlano di 12-13 parlamentari: c'è chi non vede nemmeno la doppia cifra. I seggi saranno dimezzati, e Padova potrebbe passare da 8 a 2.Basti dire che quasi nessuno ha contestato i big esterni schierati nel proporzionale, dal ministro Minniti a Lucia Annibali. C'è chi avrebbe visto meglio Franceschini e il suo impegno sul fronte culturale. «Minniti e Annibali sono nomi inattesi ma bellissimi, uno contro le paure, l'altro un simbolo della violenza di genere», ha spiegato Bisato all'esecutivo.«Dire che siamo tutti contenti sarebbe raccontare una bugia», ha detto Bisato all'uscita (per lui il collegio della Bassa padovana, tutto in salita), «Ci sono personalità, territori e sensibilità politiche che non sono state sufficientemente valorizzate, anche per accordi di coalizione nazionale, e queste impongono di cambiare lo schema: da domani siamo tutti impegnati in una campagna elettorale all'attacco, per contrastare le paure e promuovere un modello di società aperta, inclusiva e ricca di opportunità per chi ha idee e voglia di lavorare»Filo rosso sostanziale, ieri, la rabbia dei territori penalizzati (Padova, Rovigo, Treviso) contro quelli premiati. C'è chi ha parlato di province «sovrarappresentate», alludendo a Verona. «Lì 4 litiganti, ma godono tutti, dev'essere il premio per essere l'ultimo Pd del Veneto», il sarcastico commento di un big all'uscita. Fa scalpore anche l'esclusione dell'uscente Santini. A Treviso, Padova e Vicenza sindaci in carica, ma nessun bonus «amministrativo». A Vicenza peraltro è stasto impallinato l'uscente Ginato, pure vincitore del congresso provinciale. Ahime, non erano questi i crediti territoriali da giocarsi nella liste.La partita è stata tutta di correnti, e i renziani hanno lasciato solo briciole, peraltro equamente. Un candidato certo agli orlandiani? Uno a all'area Martina (Zardini), uno ai fan di Orfini (Di Rienzo), uno all'area Dem (Baretta), quest'ultimo senza alcuna garanzia in partenza. Cantano vittoria i renziani: il bellunese Roger De Menech, la veronese Alessia Rotta, i vicentini Daniela Sbrollini e Filippo Crimi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA