Riscatto per due azzurri a caccia del bis di Firenze

di Fabrizio ZupowPADOVASul podio dello Stadio Euganeo ai primi tre posti per eventi sportivi in termini di pubblico ci sono i tre test-match della Nazionale di rugby giocati dal 2008 segnando il ritorno dell'azzurro in Veneto. Non ci sono calcio (Azzurri o Serie A) o atletica che tengano. La festa fuori dal rettangolo di gioco è assicurata. Per quella in campo bisogna attrezzarsi. All'Euganeo solo ko sinora (Australia, Sudafrica, Tonga) e quello che ancora brucia è l'ultimo (17-19) con gli azzurri di O'Shea al via del loro nuovo cammino bagnato dalla vittoria storica a Firenze sugli Springboks un anno fa, incapaci al solito di bissare con beffa finale dei tongani. Un dubbio assalì tutti. Fu vera svolta quella del ct irlandese per l'italrugby?, o forse pure gli azzurri avevano partecipato al banchetto sbranando le gazzelle ferite in un anno da dimenticare iniziato contro il Giappone in coppa del Mondo? Tutti e due possiamo dire oggi perché il cambio c'è stato. Totale e generazionale. Non solo per l'esaurirsi del gruppo anni 80 cresciuto attorno ai Parisse, ai Bergamasco, ai Castrogiovanni. Pure rispetto a quello dell'impresa al Franchi: in campo nella vittoria contro le Figi ce n'erano solo 4 al via. Fra abbandoni, trasferimenti esteri, infortuni (Campagnaro, Mbandà ), scelte tecniche (Benvenuti, Venditti) per citare azzurri necessari verso Giappone 2019. E desaparecidos come Dries Van Schalkwyk uno degli inamovibili nelle scelte del ct, non convocato dopo la scelta del ritorno in Patria nei Southern Kings.La Nazionale di O'Shea ha aperto il suo portone alla concorrenza, ai suggerimenti dell'Eccellenza, agli azzurrini degli Under 20 e chi può dire oggi di avere un posto da titolare? Si può lasciar fuori un ragazzo come Licata? O non sperimentare Giammarioli? O'Shea ha quei problemi che tutti vorrebbero avere nel fare "coaching": giocatori giovani e qualità assieme. Poco cinismo per contro quando serve.L'urlo di ventenni in corsa verso la vetta, spazio pure ai "piccoli" che certi parametri vogliono tagliati fuori, come l'elettrico Minozzi il nostro Halfpenny o McKenzie vista la taglia, Shane Williams vista la determinazione. Una rivoluzione, chance a tutti in nome del fitness. Tutti a giocarsi il posto già in allenamenti intensi come ieri alla Guizza dove magari non c'era la folla del 2016 del dopo Springboks, ma l'affetto di Padova non è mancato. Gli azzurri, novità introdotta da O'Shea, non devono aspettare domani per l'annuncio della formazione ma sono consapevoli dal lunedì, informati dallo staff (De Carli, Catt, Goosen) delle scelte e dei motivi. Così ieri il gioco delle casacche, fra chi attaccava e chi faceva opposizione, ha scoperto qualche carta come il possibile impiego di Esposito all'ala dal primo minuto, o dell'esplosivo Licata su Minto, mentre confermata appare la mediana Violi-Canna. Più pragmatico che fantasioso lo staff azzurro ha "letto" i primi mesi del Pro14 ed ha tagliato in due le franchigie: la difesa di Treviso e la linea d'attacco delle Zebre, da qui qualche esclusione eccellente. I test servono però a sperimentare e allora qualche novità sarà tirata fuori domani con la lista gara. Di certo non riguarda la prima linea Ferrari-Lovotti per me già a livelli incredibili, i Properzi-Cuttitta del Terzo millennio per fare un paragone.Si possono ribattere gli Springboks? Sì a patto, nel caso di trovarsi dominanti in mischia come nel primo tempo contro i Pumas sabato scorso, di portare a casa punti ogni volta che si può. E il sipario azzurro al Franchi coincide con il drop di Violi a 5 metri dalla meta e Peyper che aveva concesso il vantaggio (un "rigore" in caso di punizione ovvero 3 punti). Neppure in quell'inerzia vincente del pack, l'Italia ha segnato una meta. Lì oltre al sorpasso parziale avrebbe ammazzato il match o almeno messo in affanno gli avversari costretti a fare di più. Alla fine l'Argentina ha controllato fino al crollo fisico azzurro: certo non arrivato alla solita ora, spostato in avanti alla soglia dei 70 minuti ma sempre con altri dieci in salita da affrontare. Manca nello staff azzurro, Brendan Venter lo stratega (quello dello schema "volpe" all'Inghilterra), che disegnò in piano di battaglia che costò il ko ai suoi connazionali a Firenze e un'accusa di tradimento in patria. Proprio lui, uno del gruppo "Invictus", campione del mondo nel 1995, un anno dopo la vittoria dell'Anc in Sudafrica e l'addio all'Apartheid, un lustro dopo la liberazione di Nelson Mandela, tre anni dopo il rientro delle gazzelle nelle famiglia mondiale del rugby e l'incarico di organizzare un mondiale. In 25 anni gli Springboks sono diventati due volti campioni del mondo, ma sono franati nella politica delle quote arrivando ad un 2016 da incubo. E il loro 2017? Da montagne russe, per citare O'Shea. Mentre tutti guardavano i Lions, loro con il rientro di Venter a giugno hanno battuto tre volte la Francia, poi sono franati contro gli All Blacks per 57-0: mai nella storia. Due pareggi con l'Australia, soddisfazioni con i Pumas e a novembre? Che ko a Dublino (38-3 finale, il pilone Oosthuizen rotto), poi cambio di mediano col rientro di Pollard e della terza Vermeulen per il riscatto sabato con la Francia (17-18). Capitan Etzebeth, esploso nel mondiale Under 20 di Padova 2011, dovrà confermare che le curve son finite. Capitan Parisse che il progetto Italia sta svoltando.