La trama di colori di Silvio Gagno a Palazzo Sarcinelli

Sabato 28 ottobre si apre al Sarcinelli (inaugurazione alle ore 18) la mostra antologica di Silvio Gagno curata da Sileno Salvagnini. Una settantina le opere dell'artista trevigiano, a partire dai primi lavori ispirati allo studio del corpo umano fino alle creazioni di quest'anno, le "Rigenerazioni", ultimo sviluppo delle tematiche astratte dei "Codici". L'astrattismo che nel XX secolo è stato determinante fino a diventare, insieme alla figurazione, il secondo riferimento del linguaggio pittorico, fonda le sue capacità espressive sul segno e sul colore, "svincolati da ogni rimando di carattere rappresentativo". Non per questo l'arte astratta è lontana dall'emozione. O interpretabile come realizzazione arbitraria comprensibile solo al suo autore. In Gagno non si toccano mai tali estremi. Anche se si può avere l'impressione che sia riuscito a conciliare impulsi in apparenza "antitetici fra loro": "ordine e disordine, forma e informe". Le opere dell'autore trevigiano sono in grado di sedurre l'osservatore, fin dai "Cieli alti" degli anni Ottanta. Dove certi colori ricalcano le cromie delle aurore boreali. O si trasformano in percorsi opalescenti che ostacolano l'oscura infinità dello spazio. Gagno ha sempre bisogno di sentire il peso della terra, il rumore dell'acqua, il respiro della natura, come detta un acrilico degli anni Novanta, dove i blu i neri e i gialli diventano aculei coinvolgenti e insieme lievemente minacciosi, mentre si impadroniscono dello spazio della tela. Forma e ordine comunque, prevalgono sempre sul disordine e l'informe. È indubbio che Gagno ha talento e che ha lavorato e lavora per arrivare ad uno stile personale. A servizio di un'arte che è tale a prescindere dal contesto in cui viene esposta. Nei suoi codici policromi non c'è una storia da raccontare. Non c'è un inizio e una fine. Un prima e un dopo. C'è una trama di colori che si cercano, s'intrecciano, coesistono in un eterno divenire. Una griglia accattivante che attrae, che lascia all'immaginazione di chi guarda pensare cosa c'è dietro. Colori della memoria: il verde che resiste alle fredde sferzate invernali o quello che esplode prima timido poi vigoroso a primavera. Il giallo sconfitto del fiore abbandonato o l'arancione instabile del tramonto. Una sintassi naturalistica anche se estrapolata dal naturale. Dal 29 ottobre al 26 novembre 2017. Orari: venerdì-sabato-domenica dalle 10 alle 20Fausto Politino